
(...) "Più ci pensavo, più osservavo e parlavo con me stesso e i miei compagni, più netta si faceva la convinzione che fosse qualcosa di esterno a renderci incapaci di ogni attività, interazione o pensiero che non fosse incentrato sul sé.

La
mia preoccupazione, così come quella di tutti coloro con cui entravo in
contatto, era il sé. Impossibilitato a trovare una spiegazione per quella
universale omogeneità, dovetti persuadermi che la linea di pensiero di
don Juan fosse l'unica possibile.

Mi
dedicai alla lettura di miti e leggende e così facendo arrivai a una nuova
scoperta: nei libri che leggevo, tutti interpretazioni di miti e leggende, si
avvertiva in modo quasi palpabile la presenza di un'unica mente. Gli stili differivano,
ma la pulsione che stava dietro le parole era sempre la stessa: anche in una tematica
astratta com'è quella del mito e della leggenda, gli autori riuscivano
sempre a inserire osservazioni su loro stessi. La motivazione autentica di quelle
opere non era l'argomento dichiarato, ma l'affermazione del sé. Non me
ne ero mai reso conto prima". (...)
Carlos Castaneda, tratto dal suo ultimo libro: IL LATO ATTIVO DELL'INFINITO - 1998 RCS Libri.