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| Sebbene la Lophophora williamsii
è il cactus a cui principalmente viene associato il nome "Peyote", molti
altri portano questo o altri nomi simili. Questo può essere dovuto al loro uso
inebriante, in combinazione o in sostituzione della Lophophora williamsii.
Questo nome può essere anche il risultato della loro capacità di produrre effetti
psicotropi o di avere una vaga rassomiglianza con L. williamsii, come Astrophytum
asterias, ma anche di questo cactus Schultes dice "narcotico e medicinale
anch'esso" (Schultes, 1937).
SinonimiEchinocactus williamsii, Anhalonium lewinii, Anhalonium williamsii, Echinocactus lewinii, Anhalonium williamsii var. lewinii. Nomi locali: hikuli wanamé, hikuli walula saeliami, piote, piotl, peote, pejote, peyot, peyotl, pellote, pezote, peyori, challote, mescal button, mescal bean, mescal, mezcal, raìz diabolica, devil's root, diabolic root, dry whiskey, white mule, dumpling-cactus, cactus-pudding, turnip-cactus, biznagas, tuna de tierra. Etimologia: dal greco lóphos, pennacchi dell'elmo, ciuffo, e phéro, porto. Quindi portatrice di ciuffo. DescrizioneSolitaria in gioventù, forma gruppi allargati in età adulta; il corpo di color glauco o grigio-verde, è di forma globosa appiattita (diametro fino a 15 cm) con vertice depresso completamente rivestito di ciuffi eretti di lana color crema sporco ed è provvista di una robusta radice a fittone, il cui volume supera di parecchio quello del corpo. Le coste, poco rilevate e appena tubercolate, di solito sono 8; le areole sono prive di spine (tranne che nel primo periodo di vita delle piantine) e portano invece ciuffetti eretti di tomento di colore variabile dal bianco al giallastro, al grigiastro. I fiori che spuntano dal vertice in primavera-estate, sono piccoli (non più di 15 mm di diametro), forgiati a imbuto, di colore rosa (ma sono stati osservati anche fiori bianchi o giallastri). Il frutto è una bacca claviforme di color carne, che contiene pochi semi di color nero opaco. |
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ColtivazioneLa coltivazione della Lophophora deve tener conto della sua morfologia e delle condizioni presenti in habitat, le piante in natura si trovano spesso protette da cespugli spinosi o arbusti, per cui possono avvantaggiarsi di posizioni semi-ombreggiate. Quindi vasi molto profondi in grado di ospitare comodamente la radice a fittone, substrato essenzialmente minerale, calcareo in cui vi sia una predominanza in roccia calcarea sminuzzata, sabbia e argilla. Si può aggiungere terriccio organico torboso o di foglie, ma con parsimonia. Di estrema importanza è la somministrazione di veleni contro la cocciniglia delle radici e una certa attenzione per prevenire le infestazioni da parte del ragnetto rosso, che danneggia la cute in modo irreversibile macchiandola di rosso rugginoso. Dopo il riposo invernale, che deve avvenire in condizioni di completa aridità a temperature non inferiori a 8 °C (se tenute perfettamente asciutte anche a -10 °C) e durante il quale il volume della pianta e la sua consistenza al tatto si riducono considerevolmente, si inizia ad annaffiare con molta prudenza per poi proseguire con regolari somministrazioni di acqua e fertilizzanti fino al sopraggiungere dei mesi più caldi, durante i quali è meglio somministrare acqua mediante frequenti nebulizzazioni piuttosto che mediante adacqamento. chi avesse difficoltà a tenere franca la pianta, la può innestare su Eriocereus jusbertii, o meglio su Echinopsis e Trichocereus. Per la moltiplicazione si ricorre alla semina, che non presenta particolari difficoltà, anche se la crescita dei semenzali è piuttosto lenta. Composta 1 parte di lapillo o pozzolana, 1 parte di sabbia, 1 parte di ghiaia (3-5 mm di diametro). Note Questa pianta è ben conosciuta con il nome di Peyote o Peyotl, il cosiddetto pane degli Dei. Pianta sacra per svariate culture nord e centro-americane veniva e viene tuttora utilizzata in cerimonie di culti pagani. L'elevato numero di alcaloidi in essa contenuto infatti è in grado di provocare allucinazioni e stati di trance. Le condizioni di conservazione in habitat di questa specie non sono gravi per la generalità del suo habitat; tuttavia, localmente si registrano distruzioni massicce delle popolazioni causate da molteplici fattori, tra i quali la messa a coltura dei territori pianeggianti, l'estirpazione ad opera degli allevatori di bestiame e, talvolta, la raccolta massiccia operata da contrabbandieri che smerciano le piante per il loro uso come narcotico. Quest'ultimo problema ha generato nelle autorità di polizia locali, una certa propensione all'arresto e alla confisca e distruzione di qualsiasi tipo di piante aventi le fattezze di Lophophora williamsii, quali Ariocarpus, Encephalocarpus, Echinocereus fittonanti ed altre ancora: Oltre a L. williamsii sono state descritte altre specie di questo genere come L. diffusa, L. texana, L. echinata, L. lutea, L. jourdaniana, L. prolifera. Tutti queste taxa possiedono caratteri talora distintivi, ma spesso vengono riconosciute solo le specie williamsii e lutea (dai fiori gialli), ben differenziate per il loro contenuto in alcaloidi e nella loro area di distribuzione. Bibliografia 1) Anderson, Edward F. Peyote: The Divine
Cactus. The University of Arizona Press, 1996. |
CACTUS NARCOTICI ED ALLUCINOGENI AMERICANI