TRANCE,
SCIAMANESIMO E ETNOFARMACOLOGIA |
Sciamano
huichol in azione (foto Mexicoart)
Sentiti
ringraziamenti al Prof. Giovanni Pierini, Università di Bologna,
www.sanita.unibo.it,
per la cortese disponibilità. | Il
termine sciamano giunge a noi come termine tunguso via le popolazioni russe
siberiane, inteso sia come parola per designare un' esperienza che una specifica
pratica; non si tratta quindi di un nome che indichi una religione o setta religiosa.
Gli
antropologi classificano lo sciamanesimo come un fenomeno magico-religioso arcaico
dove il fulcro, lo sciamano, fonda la propria esperienza nell'estasi, come definito
da Mircea Eliade. L'estasi in generale può essere suddivisa in tre
tipi: sciamanica, profetica e mistica. Nel primo caso si indica un viaggio spirituale
compiuto con l'accompagnamento del proprio corpo trasformato (il segno del giaguaro
o di altro animale) attraverso tutti i gradi dell'essere del Mondo; al ritorno
lo sciamano sarà in grado di portare indietro un qualcosa che sarà
a sua volta capace di intervenire nel nostro mondo fisico, in generale al "bianco"
ovvero a fin di bene. In tal senso sono evidenti i fondamenti di una medicina
magica, ben diversa però da quella europea mediterranea, dove l'operatore
è magus come manipolatore di forze già disponibili al suo
livello esistenziale. Sciamanesimo e Magia tradizionale sono quindi ben diversi
termini. Il secondo e il terzo tipo di estasi si riferiscono invece alle virtù
profetiche intese come capacità di farsi portavoce del Divino, oppure di
partecipare per un attimo alla dimensione sovraumana del Divino nel contatto mistico,
contatto che schiaccia l'uomo e la sua umanità nei minimi termini della
povera condizione umana. 
Sciamano huichol (foto Mexicoart)
Lo
sciamano può essere nelle società arcaiche di sesso maschile come
femminile (il calice e la spada), può essere aiutato da spiriti nel viaggio,
senza che si verifichi però una vera possessione. Lo sciamano pratica la
tecnica del sogno lucido (psicomagia) come un sognante capace di indirizzare nel
sogno i propri movimenti, al di là dei limiti normalmente imposti dal proprio
spazio fisico e corporeo. Un residuo dello sciamanesimo può essere colto
in tutte le moderne civiltà che però conservino i miti della salita
ai cieli e della discesa agli inferi, il volo sciamanico: ekstasis, l'uscire da
sé. Fisiologicamente
è come se il sensorio fosse disabilitato, con conseguente inerzia, rimanendo
presenti la percezione emozionale e intuitiva, e il processo in generale è
da considerarsi provocato da una iniziale autoipnosi. Lo sciamano non è
però solo una persona identificabile dalle sue esperienze, è soprattutto
un iniziato che ha compiuto un lungo lavoro di preparazione. I primi centri
cerimoniali rinvenuti sono quelli di CHAVIN e LA VENTA, rispettivamente in Perù
e in Messico del 1500 a.c. Sono stati trovati nei reperti archeologici motivi
iconografici comuni che fanno capo al culto del giaguaro. L' anzidetto felino
rappresenta per queste prime civiltà mesoamericane la personificazione
della Divinità, è amico dello sciamano tanto che spesso quest'ultimo
s'identifica con l'animale sacro. Lo sciamano è sacerdote e curandero nello
stesso tempo. Il contatto con le divinità è dunque importante non
solo per il rito religioso ma anche per il rituale che impegna lo sciamano impegnato
nell' estirpare la malattia dal paziente. Cosicché l'uomo o la donna investiti
di questa carica (ereditata e conquistata attraverso le prove iniziatiche) indossano
un mantello fatto dalla pelliccia di un giaguaro, si siedono su uno sgabello a
forma di giaguaro, fanno uso di allucinogeni (Peyote
tra le cactacee, il locale Ololiuqui identificato come Ipomea violacea,
Yopo preparato dai fagioli dell'Anadenanthera peregrina) e cantano una nenia per
tre giorni e tre notti senza nulla mangiare o bere fino allo stato di estasi.
Nello stato di trance, lo sciamano pratica la tecnica del sogno lucido, per cui
indirizza nel sogno i suoi quesiti alle divinità relativi a cure, penitenze,
sacrifici da sottoporre alla gente del villaggio che aveva chiesto consulto al
medico-sacerdote. Per noi Occidentali supertecnicistici, oggi, risulta alquanto
difficile comprendere la necessità di affidare la propria guarigione da
una malattia organica a un sacerdote di anime. Le parole del cronista spagnolo
Diego de Landa sono ben più esplicative di qualunque congettura:
"Gli
abitanti dello Yucatan
. poiché erano convinti che dal male fatto
e dai peccati derivavano loro sofferenze , infermità e morte, avevano la
consuetudine di confessarsi quando avevano già commesso i peccati di cui
sopra nel seguente modo: allorchè a causa di una malattia o per altra ragione
si trovavano in pericolo di morte confessavano le loro colpe e, se se ne dimenticavano
in seguito, i loro parenti e amici più intimi le tenevano a mente e le
dichiaravano pubblicamente. Se era presente un sacerdote li confidavano a
lui, altrimenti li comunicavano al padre e alla madre, le mogli ai mariti e i
mariti alle mogli. I peccati di cui comunemente si accusavano erano il furto,
l'omicidio, l'impudicizia e la falsa testimonianza e, facendolo, si ritenevano
salvi; molte volte poi, se sfuggivano al pericolo, scoppiava un alterco fra il
marito e la moglie per le disgrazie che si erano verificate e per le ragioni che
le avevano determinate". 
Quando
uno sciamano veniva interpellato per la cura di una malattia , entrava in contatto
con le divinità dei Cieli e degli Inferi dopo essere entrato in trance
e, una volta tornato tra i mortali, si operava per la guarigione del malato attraverso
l'uso di unguenti e bevande vegetali considerati sacri perché "consigliati"
direttamente dagli Dei. Contemporaneamente lo sciamano cantava, pregava, toccava
il corpo malato fino all'estirpazione della malattia che si concretizzava nelle
mani del curandero sotto forma di uova, pietruzze, denti di giaguaro.
VARIE Banisteriopsis.
L'assunzione avviene durante speciali rituali tribali. I principi attivi (armina,
armalina, d-tetraidroarmina) sono fondamentalmente dotati di azione allucinogena,
e le visioni iniziali ottenute sono estremamente piacevoli. Anche la simbologia
che accompagna i rituali è importante, connotata da richiami sessuali:
il vaso di ceramica in cui viene preparato l'infuso è considerato analogo
dell'utero, e in tal senso vanno intese le decorazioni ad esso esterne. Scopo
è raggiungere lo stato dell'era mitica primordiale, indicato come ritorno
all'utero e denominato Yajé. Nell'Amazzonia Nordocc., Brasile
e Colombia, e in prossimità dell'Orinoco in Venezuela, viene assunto un
potente allucinogeno per sniffing, il Viho, o seme del Sole. Il principio
attivo si ricava da cortecce del genere Virola e Anadenanthera (o Piptadenia per.,
Leguminosae), dato da 5-metossiNNdimetiltriptamina e derivati triptaminici.
Nel Gabon e sub Sahara troviamo la Tabernante iboga, nella cui corteccia
e radici è contenuta l'ibogaina, indolo, detta Eboka, consumata
nei riti di iniziazione, il più famoso fra questi il Bwiti. Effetto
antifatica che a dosi più alte diviene allucinogeno. Nell'ex Congo
cresce la Corynanthe yohimbe, nella cui corteccia è presente la
yohimbina, indolo, stimolante, afrodisiaca. Così la Achornea floribunda.
Sono le uniche fonti considerate reale fonte di rimedi contro l'impotenza sessuale,
essendo stimolanti dei gangli spinali. In Polinesia cresce il Piper methysticum,
euforizzante e analgesico per gli uomini medicina. Un terzo della pianta era tabù,
legata e offerta al lato oscuro della metafisica. Il principio attivo si libera
dal glucoside base per masticazione: derivati del 6-alfapirone. In Europa
l'Atropa belladonna, il Giusquiamo (Hyosciamus niger), la Mandragora;
tutte contengono scopolamina, iosciamina e atropina. SCHULTES,
RICHARD EVANS; HOFMANN A. Plants of the Gods: Origins of hallucinogenic
use. 1979 Ayahuasca has many native names: Caapi, Dapa, Mihi, Kahi, Natema,
Pinde, Yaje. The drink, employed for prophecy, divination, sorcery, and medical
purposes, is so deeply rooted in native mythology and philosophy that there can
be no doubt of its great age as a part of aboriginal life. Two closely related
species of the malpighiaceous genus Banisteriopsis - B. caapi and B. inebrians
- are the most important plants used in preparing Ayahuasca. But other species
are apparently used locally on occasion: B. quitensis; Mascagnia glandulifera,
M. psilophylla var. antifebrilis; Tetrapteris methystica and T. mucronata. All
of these plants are large forest lianas of the same family. Banisteriopsis caapi
and B. inebrians are frequently cultivated in order to have a supply close at
hand for use. Many plants of diverse families are often added to the basic drink
to alter the intoxicating effects. The most commonly used admixtures are leaves
of B. rusbyana and of the rubiaceous Psychotria carthaginensis or P. viridis.
Other known psychoactive plants, such as Brugmansia suavolens, Brunfelsia chiricaspi,
and B. grandiflora, may also be added. Among the many other plants employed are
Tobacco; Malounetia tamaquarina and a species of Tabernaemontana of the Apocynaceae;
the acanthaceous Teliostachya lanceolata var. crispa or Toe Negra; Calathea veitchiana
of the Maranthaceae; the amaranthaceous Alternaria lehmannii and a species of
Iresine; several ferns including Lygodium venustum and Lomariopsis japurensis;
Phryglanthus eugenoides of the Mistletoe family; the mint Ocimium micranthum;
a species of the sedge genus Cyperus; several cacti including species of Opuntia
and Epiphylum; and a member of the genus Clusia of the Guttiferae. Banisteriopsis
BANISTERIOPSIS C.B. Robinson et Small., B. caapi (Spruce exGriseb.) Morton., Malphigiaceae.
Tropical zones of N-S America, West Indies. These giant forest lianas are
the basis of an important hallucinogenic drink ceremonially consumed in the western
half of the Amazon Valley and by isolated tribes on the Pacific slopes of the
Colombian and Ecuadorian Andes. The bark of Banisteriopsis caapi and B. inebrians,
prepared in cold water or after long boiling, may be taken alone, but various
plant additives - especially the leaves of B. rusbyana, known as Oco-Yaje, and
of Psychotria viridis - are often used to alter the effects of the hallucinogenic
drink. Both species are lianas with smooth, brown bark and dark green, chartaceous,
ovate-lanceolate leaves up to about 7 inches (18 cm) in length, 2-3 inches (5-8
cm) wide. The inflorescence is many-flowered. The small flowers are pink or rose-colored.
The fruit is a samara with wings about 1 3/8 inch (3.5 cm) long. Bansiteriopsis
inebrians differs from B. caapi mainly in its thicker ovate, more attenuate leaves
and in the shape of the samara wings. Caapi-pinima COMMON NAME:
Caapi-Pinima. BOTANICAL NAME: Tetrapteris methystica R. E. Schult.; T. mucronata
Cav. USAGE HISTORY AND ETHNOGRAPHY: Caapi-pinima is employed by the nomadic Maku'
Indians of the Rio Tikie' in the northwestern Amazon of Brazil. They call it Caapi,
the same as Banisteriopsis. Several writers have mentioned 'more than one kind'
of Caapi in the Rio Vaupe's area of Brazil and adjacent Colombia. USAGE CONTEXT
AND PURPOSE: Hallucinogenic intoxication. PREPARATION: A drink is prepared from
the bark of T. methystica in cold water. The infusion is yellowish, unlike the
brownish color of the beverage prepared from Banisteriopsis. CHEMICAL COMPONENTS
AND EFFECTS: It has not been possible as yet to carry out chemical examination
of T. methystica, but reports of the effects of the drug would suggest that the
same or similar beta-carboline alkaloids are present as in Banisteriopsis. Phalaris
aquatica, Phalaris tuberosa, Phalaris arundinacea, Harding Grass, Reed Canarygrass
See also:Phalaris, PLANT DATABASE, Hyperreal Note: Phalaris tuberosa var stenoptera,
Phalaris tuberosa and Phalaris aquatica are synonyms for the same plant. Simons,
A. B., and G. C. Marten. Relationship of indole alkaloids to palatability
of Phalaris arundinacea L. Agronomy Journal 63:915-919. (1971) "We screened
411 diverse genotype of reed canarygrass (Phalaris arundinacea L.) for palatability
to sheep. Indole alkaloid type and concentration were estimated in selected plants...
Either gramine or 5-methoxy-N,N-dimethyltryptamine (5-MeO-DMT) + N,N-dimethyltryptamine
(DMT) were the primary alkaloids in all genotypes." (A Flora of Kern
County. Twisselmann 581.9794 T974) Phragmites communis Trinus var Berlanderi (Fournier)
Fernald. Carizzo grass. Now known only from Mesquite Springs at the southeast
base of the El Paso Mountains (T10,300), carizszo grass was once much more common
in the county. Lt. R.S.Williamson (Report of Explorations in California for Rail
Road Routes, IV:18) reported it was abundant in 1853 along Canbrake Creek (which
was named for the grass) west of Walker Pass adn along Kelso Creek south of Weldon
where Williamson observed Indians harvesting the grass for the sugar incrustations
on the leaves. According to Donald J. Bedell (oral communication) cattle graze
it avidly. Its extermination, however, is more likely to have been caused by horse
pawing out its roots in times of scant forage. Discover,
December 1992 Plants - Oh, Wilbur Stipa robusta, "Sleepy Grass"
to its friends, is a tough plant. Not only does it survive in the rugged terrain
of the southwestern Rocky Mountains, but it has also evolved a unique defense
against animals that graze on its feathery plumes. It harbors a fungus called
Acremonium, which produces a powerful poison that can knock a horse cold for up
to a week. The fungus gets passed on to future generations through the plant's
seeds. "The fungus gets a home and gets fed, and the grass gets protection
from critters that want to eat it," says Indiana University biologist Keith
Clay. "So it's a mutually beneficial association, not a disease." In
pastures where every other type of vegetation has been nibbled to the ground,
one can easily spot the sleepy grass - tall, proud, and untouched. Clay and his
co-workers Richard Petroski and Richard Powell from the US Department of Agriculture
have now isolated the chemical that gives the sleepy grass fungus its potent punch.
It is an alkaloid called lysergic acid amide. Alkaloids are the poisons in hundreds
of poisonous plants, and lysergic acid amide has been found before in a few of
them, but never in such high concentrations as in sleepy grass. Lysergic acid
amide is a potent sedative in humans as well; Central American Indians are said
to quiet crying infants by feeding them a single sleepy-grass seed. In fact, in
the 1950s American pharmaceutical manufacturers (who didn't know about the sleepy
grass connection) considered marketing the compound as a prescription sleeping
aid. Bu the idea ran aground on a public relations problem. Lysergic Acid amide
has a close chemical relative called lysergic acid diethylamide, which is more
commonly known as LSD. "When the pharmaceutical industry discovered the compound's
link to LSD and all the problems associated with that," says Clay, "they
essentially dropped it." in 6 TO 24 hours and lasted 24 TO 48 hours.
Field cases have been reported in which as much as a week elapsed before all signs
of poisoning had disappeared. Great variation in degree of sleepiness was found.
Mildly poisoned animals were dejected, inactive and withdrawn. With greater dose
animals became somnolent, presenting symptoms of drooping head, closed eyes, and
irregularity of gait if forced to move. Severely poisoned animals lie on the sternum
or flat on the side with head resting on the ground. These horses are in profound
slumber from which they can be raised only momentarily with great difficulty.
In such animals the pulse and respiration become weak and irregular. A definite
rise in temperature has been recorded in many instances. Despite field reports
of toxicity to cattle, doses of active material up to 3.4 percent of an animal's
weight in a single day failed to bring out symptoms. In sheep, doses of about
2 percent of an animal's weight provoked depression and a rise in temperature,
but not sleepiness. CONDITIONS OF POISONING: Reports of poisoning have come from
only a portion of the area in which Stipa robusta is found, namely the Sacramento
and Sierra Blanca Mountains of New Mexico. Material collected from several other
areas failed to bring on poisoning although given in more than adequate amount
in feeding experiments [998]. The plant retains full toxicity on drying. Sleepygrass
was readily and repeatedly taken by horses during feeding experiments, bit it
is generally believed among ranchers that horses once poisoned will refuse subsequently
to graze the plant. |