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Gianni De Martino, Essaouira 1970 (da “King”, foto di Simon Wizzeberg)

LSDDSL

di

Gianni De Martino

 

Ma come all'improvviso colpisce il fulmine,
un fuoco brucia strato dopo strato,
frigge al rallentatore e fino alla cenere finale.

Poiché sto per venire a quel Tuo sacro Forno,
dove con il Tuo coro di Angeli per sempre
sarò fatto Tua musica, al venire
accordo il mio strumento qui alla porta
e agito grida di ridenti cristalli.
Mentre la furia dell'uragano torce le budella del drago,
gli occhi degli occhi finalmente si spalancano
e milioni di soli erompono in esistenza a ondate,
continuamente, vale a dire senza misericordia.

Solo dopo aver fatto un flauto con un osso dello scheletro,
posso cominciare a danzare in tutti i mondi insieme:
tutti con i gioielli e il sale di uno stesso oceano,
vita cieca nelle profondità che semina miriadi.

"Terribile è cadere nelle mani dell'Iddio Vivente",
tuttavia perfettamente libero nessun recinto attorno
a me, solo il mio desiderio alto e veloce.

Nudo come un'anima e aperto come un'ostrica di luce,
porto tra le braccia I'embrione del fulmine,
faccio risuonare I'appello di una campana,
e mi rallegro di congiungere le mani adesso,
un attimo prima di svegliarmi con le mani incrociate
sul petto e il bianco.
Qui I'estasi del cactus è il sangue di un serpente,
e il chiarore di una stella scorre in ogni più minuscolo
filo d'erba e il prato. Intrecciate sono le nostre catene
organiche, i nodi e gli ombelichi di ogni luce.

Drago magnetico vibrante in ogni cellula,
sulla fulgida serpe dell'onda di luce i nostri corpi sono fondati:
geroglifico in ogni nucleo e in ogni cosmo, questo
è I'oceano della vita e della morte.

Lampo originario del sia fatta la luce,
la barca del sole naviga nel mondo sotterraneo,
pellegrino orientato verso Te da ripercussioni cromatiche,
mentre le orecchie mi si riempiono dello strepito
di uccelli tropicali aspiro iI profumo della Rosa.
Intima struttura dei segni trasparenti in un labirinto,
tuono di luce che scorre nel sangue dell'universo,
vagabondo tra i dedali di meraviglia e orrore della vita
che è melma nell'oblio del Tuo nome, il Nome?
Chi sei, il Creatore, il fantasma di tutte le aurore?
Di quelle passate, tutte distrutte,
e di quelle che debbono ancora sorgere?
Spezzato da lontano ai gomiti e ai ginocchi,
non sarei qui altro che un punto di domanda: ?
Ma la Tua tomba si riapre e mi soffia tanti petali
di vere e fresche rose e il mirto sulla faccia.

Ma cosa vuole questa Aurora e I'altra detta Notte,
dove per tanti passi falsi e tsunami colossali io vengo a Te
mentre tu spingevi verso Me Dio mio Dio in un soffio
e fino alla perorazione del soffio...

Non io sei Tu che con magia sicura creasti iI fiore,
I'albero, la bestia, I'Uomo. E quel Serpente che vomitò
veleno sul seme, il pane e il vino, mentre il paradiso
gli angeli empivano di pianti.

Non è gelatina vitale che brulica in tutto I'innumerevole esistere,
ma terra celeste e corpi di resurrezione in attesa, senza aspettare,
di un Tuo cenno agli angeli, che del giardino chiudevano le porte.

Vedo senza vedere la morta creatura e il Vivente
unirsi senza confondersi, odo senza udire i padri
morti chiamare noi viventi affinché possiamo infine
riconoscerli, e portare a una tomba un lume e un fiore.


Gianni De Martino, Essaouira 1970

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