Ma
come all'improvviso colpisce il fulmine, un fuoco brucia strato dopo strato, frigge
al rallentatore e fino alla cenere finale. Poiché
sto per venire a quel Tuo sacro Forno, dove con il Tuo coro di Angeli per sempre sarò
fatto Tua musica, al venire accordo il mio strumento qui alla porta e agito
grida di ridenti cristalli. Mentre la furia dell'uragano torce le budella del
drago, gli occhi degli occhi finalmente si spalancano e milioni di soli
erompono in esistenza a ondate, continuamente, vale a dire senza misericordia. Solo
dopo aver fatto un flauto con un osso dello scheletro, posso cominciare a
danzare in tutti i mondi insieme: tutti con i gioielli e il sale di uno stesso
oceano, vita cieca nelle profondità che semina miriadi. "Terribile
è cadere nelle mani dell'Iddio Vivente", tuttavia perfettamente
libero nessun recinto attorno a me, solo il mio desiderio alto e veloce. Nudo
come un'anima e aperto come un'ostrica di luce, porto tra le braccia I'embrione
del fulmine, faccio risuonare I'appello di una campana, e mi rallegro di
congiungere le mani adesso, un attimo prima di svegliarmi con le mani incrociate
sul petto e il bianco. Qui I'estasi del cactus è il sangue di un
serpente, e il chiarore di una stella scorre in ogni più minuscolo filo
d'erba e il prato. Intrecciate sono le nostre catene organiche, i nodi e gli
ombelichi di ogni luce. Drago
magnetico vibrante in ogni cellula, sulla fulgida serpe dell'onda di luce i
nostri corpi sono fondati: geroglifico in ogni nucleo e in ogni cosmo, questo è
I'oceano della vita e della morte. Lampo
originario del sia fatta la luce, la barca del sole naviga nel mondo sotterraneo,
pellegrino orientato verso Te da ripercussioni cromatiche, mentre le orecchie
mi si riempiono dello strepito di uccelli tropicali aspiro iI profumo della
Rosa. Intima struttura dei segni trasparenti in un labirinto, tuono di
luce che scorre nel sangue dell'universo, vagabondo tra i dedali di meraviglia
e orrore della vita che è melma nell'oblio del Tuo nome, il Nome? Chi
sei, il Creatore, il fantasma di tutte le aurore? Di quelle passate, tutte
distrutte, e di quelle che debbono ancora sorgere? Spezzato da lontano ai
gomiti e ai ginocchi, non sarei qui altro che un punto di domanda: ? Ma
la Tua tomba si riapre e mi soffia tanti petali di vere e fresche rose e il
mirto sulla faccia. Ma
cosa vuole questa Aurora e I'altra detta Notte, dove per tanti passi falsi
e tsunami colossali io vengo a Te mentre tu spingevi verso Me Dio mio Dio
in un soffio e fino alla perorazione del soffio... Non
io sei Tu che con magia sicura creasti iI fiore, I'albero, la bestia, I'Uomo.
E quel Serpente che vomitò veleno sul seme, il pane e il vino, mentre
il paradiso gli angeli empivano di pianti. Non
è gelatina vitale che brulica in tutto I'innumerevole esistere, ma
terra celeste e corpi di resurrezione in attesa, senza aspettare, di un Tuo
cenno agli angeli, che del giardino chiudevano le porte. Vedo
senza vedere la morta creatura e il Vivente unirsi senza confondersi, odo
senza udire i padri morti chiamare noi viventi affinché possiamo infine
riconoscerli, e portare a una tomba un lume e un fiore. |