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Arte
Huichol
Yarn paintings: dall'ofrenda* al museo testo di Sandra Busatta, pubblicato sul n. 16 di Cyberzone del 2002
*offerta votivaPer
chi passa nei dintorni di San Luis Potosì o si avventura dalle parti di
Real de Catorce, nel Messico occidentale, non è impossibile vedere qualche
camion scalcinato scaricare gruppi di contadini indiani nel nulla apparente dell'autostrada,
che si allontanano, alcuni abbigliati con vecchi jeans, magliette stinte e sombreros,
altri con abiti dai ricchi ricami a punto croce e i cappelli di foglia di palma
intrecciata. Seguendo quei piedi ruvidi che calzano ancora primitivi sandali di
taglio precolombiano o moderne scarpe da ginnastica, scopriamo che ogni tanto
si fermano in luoghi improbabili come uno svincolo o una piazzola di sosta, che
convivono con la geografia sacra del pellegrinaggio degli Huichol a Virikuta,
il "Campo dei Fiori", la terra del peyote (ikuri) il deserto tra Zacatecas
e San Luis Potosì, a pregare, recitare antiche storie e cantare: "Virikota,
Virikota, / chi sa perché / piangono le rose? / Chi potrebbe dirlo? / Chi
potrebbe indovinarlo?" così cantano i maracame Hilario, Eusebio e
Antonio.
Per
gli huichol l'arte è sia funzionale che bella, è preghiera e comunicazione
diretta col sacro per chiedere la prosperità delle messi, del bestiame,
dell'individuo e del gruppo e questo si può vedere in ogni oggetto quotidiano,
come nella preparazione degli oggetti rituali da portare con sé nel pellegrinaggio
e in quella forma di arte popolare che è lo yarn painting o quadro di filo,
simile nella tecnica, se non nei materiali al mosaico di piume mixteco, che si
è sviluppato da una quarantina d'anni e ha preso il nome di nearika (nealika,
nierika), un termine huichol che si applica a molti generi di arte rituale, rappresentativa
o meno, dalle funzioni comunicative col divino. Questa parola si può interpretare,
secondo Furst, come somiglianza, faccia, aspetto, immagine, faccia di scudo, rappresentazione,
emblema o, semplicemente, quadro. L'originale nearika sacra, un pezzo di legno
circolare piatto con dei fili colorati pressati nella cera a formare un disegno,
così come le pietre circolari dipinte sedi degli dei chiamate tukipa stanno
a monte del moderno yarn painting quadrato o rettangolare, un oggetto di arte
commerciale molto popolare sia tra i turisti che tra i collezionisti seri e i
curatori di museo e prodotto in grandi quantità da artisti huichol che
vivono nelle grandi città o che vi trascorrono lunghi periodi di tempo,
dato che possono procurarsi le assi di legno necessarie, e troppo ingombranti
da trasportare, solo in città.
Altri artisti hanno acquisito altrettanta fama e anche una certa modesta fortuna economica, ma il pioniere è stato Ramòn Medina Silva (1926-71), informatore e amico degli antropologi Peter T. Furst e Barbara G. Myerhoff. Furst (1978) ricorda Ramòn come il vero innovatore di questa forma d'arte, che ha trasformato, col leggero input dell'antropologo e della commessa dell'Università di California, i quadri che riproducevano simboli sacri e decorativi senza connessione "in una forma di artificio narrativo, una specie di pittografia da cui si può riconoscere e recitare una tradizione sacra". Ramòn
produsse per la collezione del Museo di Storia Culturale universitario una serie
di quattro yarn paintings che riproducevano il dramma orale della battaglia vincente
di Kayumari, il peyote contro Kieri, "l'albero del vento", cioè
lo stregone malefico Datura, in forma bidimensionale. E' probabilmente la rappresentazione
di una riforma religiosa, che vedeva gli huichol, in qualche punto della loro
storia, abbandonare il culto della Datura, chiamata dagli aztechi toloache, diffuso
fino alla California e al Sudovest degli USA, e della parente Solandra, a favore
del peyote. Nel primo yarn painting appare solo la solanacea, nel secondo la Datura
è rappresentata sia nella forma botanica che come Kieri, che sta stregando
una donna per farle credere che "l'albero del vento" sia buono da mangiare
come tortillas o sacri tamales di carne di cervo; nel terzo Kayumari con corna
di cervo - il cervo è un altro aspetto del peyote - attacca Kieri e nel
quarto Kieri riceve cinque (numero sacro) frecce nel petto e muore sputando strisce
di scintille colorate che simboleggiano malattia e disgrazia, per poi trasformarsi
nuovamente in pianta, l'albero del vento. Tra
gli yarn paintings di Ramòn appare anche quello che ritrae l'iniziazione
di Barbara Myerhoff, che riceve il nome di una divinità nel pellegrinaggio
del 1966; con la morte Ramòn, sciamano (maracame) e nipote di un grande
sciamano, l'attività è passata nella mani della moglie e aiutante
Guadalupe. Anche se le donne maracame sono rare, lo stesso Ramòn era fratello
di una delle poche maracame di qualche prestigio nella sua comunità. L'attività
rituale, a causa della divisione marcata del lavoro, raramente è aperta
alle donne, che però possono diventare curanderas, produrre molti oggetti
utilizzati dallo sciamano attraverso il ricamo, la tessitura e la decorazione
a perline e partecipare all'attività economica. Guadalupe ha deciso di
continuare, riproducendo yarn paintings su disegno del marito oppure in proprio,
come il quadro che ritrae Furst che riceve il nome di una divinità in un
pellegrinaggio nel 1965 circa, ora al Fine Arts Museum di San Francisco. Un altro
yarn painting di Guadalupe su modello di Ramòn è quello intitolato
"Come il marito assiste la moglie nella nascita di un figlio", nello
stesso museo e che appare sfortunatamente in bianco e nero nel catalogo della
mostra Art of the Huichol Indians, che ha girato da San Francisco a Chicago a
New York tra il 1978 e il 1980. Secondo la tradizione huichol quando una donna
aveva il primo figlio il marito si acquattava tra le travi del tetto o sui rami
di un albero, direttamente sopra di lei, con delle corde attaccate allo scroto.
Mentre era in travaglio la moglie tirava vigorosamente le corde in modo che il
marito condividesse l'esperienza dolorosa, ma alla fine gioiosa del parto, secondo
quanto offre la spiegazione della didascalia.
La
prima grande mostra di yarn paintings fu aperta a Guadalajara nel 1962 e attualmente
la grande varietà di filati commerciali naturali e sintetici dai colori
brillanti permette composizioni di straordinario valore cromatico, che narrano
le visoni sciamaniche e le storie mitologiche degli huichol. Gli yarn painting
non rappresentano solo il ricercato acquisto di conoscitori, ma anche un adattamento
alla modernità di questi indiani, schivi la cui solitudine è ogni
giorno di più assediata dalla società di mercato. Protetti per secoli
dalle loro impervie sierras, gli huichol oggi sono stati raggiunti da strade e
piste di atterraggio e loro stessi sono andati in città, seguendo in ciò
i loro antenati mercanti precolombiani, a vendere le loro mercanzie o le loro
braccia, espulsi da una terra che non sostiene più la crescita demografica.
Già alla fine degli anni 1960 Virikuta era minacciata dagli hippies come
oggi lo è dai new agers non indiani, che con il loro consumo di massa distruggono
quella "fonte di vita" spirituale che è l'ikuri, il peyote, un
cactus che cresce molto lentamente e solo in un'area circoscritta. Kayumari il
cervo-peyote, esplora il sacro deserto e lo prepara per l'arrivo dei pellegrini,
per usare le parole di José Benitez Sanchez, il cervo che è anche
il mais e la carne dell'animale stesso, l'intermediario tra lo sciamano e gli
antenati, il fratello maggiore. E gli fanno eco gli ultimi versi della seconda
canzone del peyote del maracame Antonio Bautista Carrillo di Las Guayabas; "Lì
c'è l'itari sacro / e disteso sull'itari / riposa Nostro Fratello / Tamaz
Kayumari". Come ricorda Furst, vi sono due partiti, quelli che vorrebbero "salvare" gli huichol dalla modernità isolandoli completamente e quelli che vorrebbero lasciarli a se stessi. Mariano Valadez, Eligio Carrillo, Gabriel Bautista Rogelio, Gabriel Parada Munoz e tanti altri autori di yarn paintings, che vendono le loro opere anche tramite internet, sono là a testimoniare che gli huichol sono perfettamente in grado di sopravvivere come hanno sempre fatto durante i 500 anni trascorsi dalla Conquista.
Berrin
Kathleen (a cura), Art of the Huichol Indians, The Fine Arts Museum of San Francisco
/ Harry N. Abrams, Inc. Publishers, New York 1980, contiene articoli di Lowell
John Bean, Sylvia Brakke Vane, Prem Das, Susan Eger, Peter T. Furst, Arnold J.
Mandell, Barbara G. Myerhoff, Kal Muller e Phil C. Weigand.
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