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Yarn paintings:
dall'ofrenda* al museo

testo di Sandra Busatta, pubblicato sul n. 16 di Cyberzone del 2002

...Ai piedi della Montagna Eterna
respirano le rose: respiro degli dei
l'umido amore della madre: la rugiada
ed emerge nebbia dal cuore del peyote
emerge Cervo Azzurro
cade Pioggia
scende Cervo Azzurro
Mais mette radici - la rosa si apre
e la Rosa canta: "Io sono il Cervo"
e il cervo: "Io sono la Rosa..."


*offerta votiva

Per chi passa nei dintorni di San Luis Potosì o si avventura dalle parti di Real de Catorce, nel Messico occidentale, non è impossibile vedere qualche camion scalcinato scaricare gruppi di contadini indiani nel nulla apparente dell'autostrada, che si allontanano, alcuni abbigliati con vecchi jeans, magliette stinte e sombreros, altri con abiti dai ricchi ricami a punto croce e i cappelli di foglia di palma intrecciata. Seguendo quei piedi ruvidi che calzano ancora primitivi sandali di taglio precolombiano o moderne scarpe da ginnastica, scopriamo che ogni tanto si fermano in luoghi improbabili come uno svincolo o una piazzola di sosta, che convivono con la geografia sacra del pellegrinaggio degli Huichol a Virikuta, il "Campo dei Fiori", la terra del peyote (ikuri) il deserto tra Zacatecas e San Luis Potosì, a pregare, recitare antiche storie e cantare: "Virikota, Virikota, / chi sa perché / piangono le rose? / Chi potrebbe dirlo? / Chi potrebbe indovinarlo?" così cantano i maracame Hilario, Eusebio e Antonio.
Gli huichol, che chiamano se stessi wixarika (i profeti o i curatori) sono tra i dieci e i quattordicimila, appartengono, insieme ai vicini cora, alla famiglia linguistica uto-azteca e abitano le montagne della Sierra Madre Occidentale negli stati messicani di Jalisco e Nayarit. Molti studiosi pensano che essi siano relativamente nuovi di questa zona e quindi abbiano solo in parte a che fare con le culture archeologiche dalla zona e che la loro origine sia nel nord, da dove si mossero come cacciatori e raccoglitori nomadi, per giungere più a sud, dove impararono l'agricoltura dalle genti meridionali stanziali. Altri invece li ritengono i discendenti di quelle culture archeologiche nordoccidentali che prendono il nome di Jalisco e Nayarit. Hanno connessioni culturali con gli aztechi, che provenivano anch'essi dal nord del Messico, ma anche con vari popoli della zona e con i pueblo e i pima-papago del Sudovest degli USA, con cui avevano probabilmente contatti commerciali e culturali fin dal I secolo d.C..
Sono famosi soprattutto per il rito centrale della loro religione, il pellegrinaggio annuale che li porta fuori dai ranchos sparpagliati nella sierra, ma anche dalle comunità che vivono a Tepic, Guadalajara e altre città, compresa Città del Messico, a cercare il cactus peyote nel deserto di Virikuta, il cuore spirituale della loro geografia religiosa. Una cosa è certa, afferma Furst (1978): la componente centrata sul peyote dell'ideologia religiosa huichol non può avere origine altro che a nord, non solo perché essi compiono il loro pellegrinaggio in questa direzione, ma anche perché il sacro cactus allucinogeno, che ispira intense emozioni (il peyote è "essenza splendente, pianta della vera vita") e tanta parte dell'arte sacra e decorativa huichol non ha altra distribuzione aborigena o moderna se non nel deserto centro-settentrionale, da San Luis Potosì alla valle del fiume Rio Grande.

Yarn painting (dettaglio) - Collezione Mexicoart

Per gli huichol l'arte è sia funzionale che bella, è preghiera e comunicazione diretta col sacro per chiedere la prosperità delle messi, del bestiame, dell'individuo e del gruppo e questo si può vedere in ogni oggetto quotidiano, come nella preparazione degli oggetti rituali da portare con sé nel pellegrinaggio e in quella forma di arte popolare che è lo yarn painting o quadro di filo, simile nella tecnica, se non nei materiali al mosaico di piume mixteco, che si è sviluppato da una quarantina d'anni e ha preso il nome di nearika (nealika, nierika), un termine huichol che si applica a molti generi di arte rituale, rappresentativa o meno, dalle funzioni comunicative col divino. Questa parola si può interpretare, secondo Furst, come somiglianza, faccia, aspetto, immagine, faccia di scudo, rappresentazione, emblema o, semplicemente, quadro. L'originale nearika sacra, un pezzo di legno circolare piatto con dei fili colorati pressati nella cera a formare un disegno, così come le pietre circolari dipinte sedi degli dei chiamate tukipa stanno a monte del moderno yarn painting quadrato o rettangolare, un oggetto di arte commerciale molto popolare sia tra i turisti che tra i collezionisti seri e i curatori di museo e prodotto in grandi quantità da artisti huichol che vivono nelle grandi città o che vi trascorrono lunghi periodi di tempo, dato che possono procurarsi le assi di legno necessarie, e troppo ingombranti da trasportare, solo in città.

Ramòn Medina Silva

Altri artisti hanno acquisito altrettanta fama e anche una certa modesta fortuna economica, ma il pioniere è stato Ramòn Medina Silva (1926-71), informatore e amico degli antropologi Peter T. Furst e Barbara G. Myerhoff. Furst (1978) ricorda Ramòn come il vero innovatore di questa forma d'arte, che ha trasformato, col leggero input dell'antropologo e della commessa dell'Università di California, i quadri che riproducevano simboli sacri e decorativi senza connessione "in una forma di artificio narrativo, una specie di pittografia da cui si può riconoscere e recitare una tradizione sacra".

Ramòn produsse per la collezione del Museo di Storia Culturale universitario una serie di quattro yarn paintings che riproducevano il dramma orale della battaglia vincente di Kayumari, il peyote contro Kieri, "l'albero del vento", cioè lo stregone malefico Datura, in forma bidimensionale. E' probabilmente la rappresentazione di una riforma religiosa, che vedeva gli huichol, in qualche punto della loro storia, abbandonare il culto della Datura, chiamata dagli aztechi toloache, diffuso fino alla California e al Sudovest degli USA, e della parente Solandra, a favore del peyote. Nel primo yarn painting appare solo la solanacea, nel secondo la Datura è rappresentata sia nella forma botanica che come Kieri, che sta stregando una donna per farle credere che "l'albero del vento" sia buono da mangiare come tortillas o sacri tamales di carne di cervo; nel terzo Kayumari con corna di cervo - il cervo è un altro aspetto del peyote - attacca Kieri e nel quarto Kieri riceve cinque (numero sacro) frecce nel petto e muore sputando strisce di scintille colorate che simboleggiano malattia e disgrazia, per poi trasformarsi nuovamente in pianta, l'albero del vento.

Tra gli yarn paintings di Ramòn appare anche quello che ritrae l'iniziazione di Barbara Myerhoff, che riceve il nome di una divinità nel pellegrinaggio del 1966; con la morte Ramòn, sciamano (maracame) e nipote di un grande sciamano, l'attività è passata nella mani della moglie e aiutante Guadalupe. Anche se le donne maracame sono rare, lo stesso Ramòn era fratello di una delle poche maracame di qualche prestigio nella sua comunità. L'attività rituale, a causa della divisione marcata del lavoro, raramente è aperta alle donne, che però possono diventare curanderas, produrre molti oggetti utilizzati dallo sciamano attraverso il ricamo, la tessitura e la decorazione a perline e partecipare all'attività economica. Guadalupe ha deciso di continuare, riproducendo yarn paintings su disegno del marito oppure in proprio, come il quadro che ritrae Furst che riceve il nome di una divinità in un pellegrinaggio nel 1965 circa, ora al Fine Arts Museum di San Francisco. Un altro yarn painting di Guadalupe su modello di Ramòn è quello intitolato "Come il marito assiste la moglie nella nascita di un figlio", nello stesso museo e che appare sfortunatamente in bianco e nero nel catalogo della mostra Art of the Huichol Indians, che ha girato da San Francisco a Chicago a New York tra il 1978 e il 1980. Secondo la tradizione huichol quando una donna aveva il primo figlio il marito si acquattava tra le travi del tetto o sui rami di un albero, direttamente sopra di lei, con delle corde attaccate allo scroto. Mentre era in travaglio la moglie tirava vigorosamente le corde in modo che il marito condividesse l'esperienza dolorosa, ma alla fine gioiosa del parto, secondo quanto offre la spiegazione della didascalia.

 


Yarn painting in lavorazione


Su queste tavole pittoriche, in cui su uno strato di cera d'api e resina, fili colorati seguono un disegno inciso con una punto di coltello o un cacciavite i colori vivaci sono significativi: il rosso è il colore del sangue e del sole all'alba, il nero rappresenta la morte e l'oscurità dell'occidente dove il sole affonda negli inferi, il verde è il colore della natura che cresce, la forza vitale della rigenerazione della luce del nord, mentre il blu simboleggia la saggezza e la conoscenza che emana dal sud Il giallo è il colore del fuoco, Nonno Tatewari, istruttore degli sciamani e il centro dello spirito umano e il bianco è il colore delle sacre nuvole della pioggia e anche il colore della coda del cervo, rappresentante di Bisnonno Coda di Cervo. Il cervo è un'incarnazione del divino.
E' importante ricordare che questa forma d'arte, nonostante sia commerciale, continua a rispettare convenzioni stilistiche dell'arte sciamanica che risalgono al Paleolitico superiore, come la scheletrizzazione, cioè la raffigurazione di sciamani, animali sacri, piante e divinità come visti ai raggi X, che deriva dalla diffusa credenza che le ossa siano la sede della vita e che dal loro trattamento rispettoso dipenda la rinascita, come se fossero i "semi" degli alberi da frutto, che nella Mesoamerica sono universalmente chiamati "ossa". Questa raffigurazione a raggi X si può vedere, tra gli altri nell'opera di un altro grande artista, José Benitez Sanchez, come "Dove le offerte sono fatte nel mare", sempre al Fine Arts Museum di San Francisco, che mostra le offerte che lo sciamano fa periodicamente a Nostra Madre Haramara, l'Oceano Pacifico, che essendo a occidente rappresenta anche la direzione dei morti o nel potente "Caccia al cervo per il sacrificio", nello stesso museo, dove due cervi, il più divino degli animali, strettamente identificato con il peyote, mostrano lo scheletro interno.
I differenti stadi del processo agricolo sono raffigurati nello yarn painting a fondo azzurro di Crescencio Pérez Robles, "Tatei Urianaka, dea della terra pronta per la piantagione", mentre ne "Il potere dell'albero del vento (Kieri)" dall'inquietante fondo fucsia, Hakatemi ritorna al tema della pericolosa Datura, a cui, nonostante Kieri sia stato sconfitto, gli huichol fanno delle offerte per tenere lontano il male.

La prima grande mostra di yarn paintings fu aperta a Guadalajara nel 1962 e attualmente la grande varietà di filati commerciali naturali e sintetici dai colori brillanti permette composizioni di straordinario valore cromatico, che narrano le visoni sciamaniche e le storie mitologiche degli huichol. Gli yarn painting non rappresentano solo il ricercato acquisto di conoscitori, ma anche un adattamento alla modernità di questi indiani, schivi la cui solitudine è ogni giorno di più assediata dalla società di mercato. Protetti per secoli dalle loro impervie sierras, gli huichol oggi sono stati raggiunti da strade e piste di atterraggio e loro stessi sono andati in città, seguendo in ciò i loro antenati mercanti precolombiani, a vendere le loro mercanzie o le loro braccia, espulsi da una terra che non sostiene più la crescita demografica. Già alla fine degli anni 1960 Virikuta era minacciata dagli hippies come oggi lo è dai new agers non indiani, che con il loro consumo di massa distruggono quella "fonte di vita" spirituale che è l'ikuri, il peyote, un cactus che cresce molto lentamente e solo in un'area circoscritta. Kayumari il cervo-peyote, esplora il sacro deserto e lo prepara per l'arrivo dei pellegrini, per usare le parole di José Benitez Sanchez, il cervo che è anche il mais e la carne dell'animale stesso, l'intermediario tra lo sciamano e gli antenati, il fratello maggiore. E gli fanno eco gli ultimi versi della seconda canzone del peyote del maracame Antonio Bautista Carrillo di Las Guayabas; "Lì c'è l'itari sacro / e disteso sull'itari / riposa Nostro Fratello / Tamaz Kayumari".

Come ricorda Furst, vi sono due partiti, quelli che vorrebbero "salvare" gli huichol dalla modernità isolandoli completamente e quelli che vorrebbero lasciarli a se stessi. Mariano Valadez, Eligio Carrillo, Gabriel Bautista Rogelio, Gabriel Parada Munoz e tanti altri autori di yarn paintings, che vendono le loro opere anche tramite internet, sono là a testimoniare che gli huichol sono perfettamente in grado di sopravvivere come hanno sempre fatto durante i 500 anni trascorsi dalla Conquista.


Bibliografia essenziale

Berrin Kathleen (a cura), Art of the Huichol Indians, The Fine Arts Museum of San Francisco / Harry N. Abrams, Inc. Publishers, New York 1980, contiene articoli di Lowell John Bean, Sylvia Brakke Vane, Prem Das, Susan Eger, Peter T. Furst, Arnold J. Mandell, Barbara G. Myerhoff, Kal Muller e Phil C. Weigand.
Furst, Peter T., Allucinogeni e cultura, Ciapanna, Roma 1981.
Furst, Peter T. e Nahmad Salomon, Mitos y arte huicholes, Sep/Setentas, Mexico DF 1972.
Anderson Edward F., Peyote. The Divine Cactus, University of Arizona Press, Tucson 1980.


testo di Sandra Busatta, pubblicato sul n. 16 di Cyberzone del 2002

 

 

 

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