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ARTE PRE-
COLOMBIANA


La zona più ricca di reperti antichi è quella meridionale, abitata da agricoltori e costruttori, adiacente al golfo del Messico.

A nord, all'interno della grande area culturale detta Aridamerica, vivevano popolazioni nomadi di pastori-guerrieri, meno civili, che periodicamente si spostavano verso sud.

L' Aridamerica era detta dagli Aztechi "La Terra dei Chichimechi", ossia la Terra dei Popoli del Cane, cioè i nomadi. Infatti, per ragioni climatico-ambientali, l'Aridamerica è sempre stata l'area culturale più nettamente conservativa di tutto il continente americano e vi si conservarono sino all'epoca del contatto con gli europei stili di vita di tipo "arcaico" che in altre aree erano stati abbandonati da millenni.

Poco si sa delle popolazioni stabilitesi sull'altopiano prima della civiltà olmeca. In un primo tempo si tratta di popolazioni neolitiche, che conoscono primitive forme d'arte nella produzione di tessuti, ceramiche monocrome incise, e piccole sculture in argilla, di notevole vivacità: centri noti di questa civiltà furono Tlatilco e Zacatenco. In un secondo tempo, anche per i contatti con la civiltà olmeca di La Venta, questa civiltà si evolve (scavi di Tlatilco, Tlacapoya, Coatepec, ecc.): utilizza pietre di più difficile lavorazione (giada, ematite, quarzo), raffina la produzione ceramica con decorazioni geometriche a più colori e, mediante l'uso di punzoni, amplia notevolmente il repertorio della scultura, con rappresentazioni di animali e scene di vita quotidiana. Infine (600-100 a.C.) questa civiltà finisce per confondersi con le civiltà olmeca e tolteca.

CIVILTÀ OLMECA

Stabilitisi intorno all'800 a.C. nelle "tierras calientes" a sud del golfo del Messico (distretti di Veracruz e di Tabasco), gli Olmechi svilupparono una civiltà che durò più di un millennio. Del primo periodo (civiltà di La Venta) restano ceramiche dipinte, e teste umane scolpite. Nel centro religioso di La Venta sono state rinvenute gigantesche sculture dagli arti assai corti e dai volti enormi. Più tardi gli Olmechi divennero costruttori, fondando anche la grande città-santuario di Monte Albán. Opere olmeche (sculture monumentali, templi a piramide, ceramiche ornate di animali stilizzati, oreficerie, ecc.) si diffusero allora anche all'interno del Messico esercitando una duratura influenza sulle civiltà zapoteca e tolteca. La civiltà Olmeca è la cultura-madre di tutte le popolazioni mesoamericane, non soltanto perché l’arte, i culti e i centri cerimoniali hanno costituito un modello al quale si sono ispirate tutte le future generazioni, ma perché olmeca era un modo di sentire e di agire, era un’ideologia prevalentemente pacifica che venne condivisa da tutte le civiltà che erano entrate in contatto con quel mondo. Oltre alla scultura, grande maestria si rileva anche nella lavorazione di materiali preziosi, come giada e ossidiana. La maggior parte delle opere olmeche si trova nei Musei Archeologici di Città del Messico e di Jalapa, mentre a Villahermosa, nello Stato di Veracruz, è stato allestito negli anni Cinquanta un grande parco archeologico tra il verde di una foresta tropicale che raccoglie la statuaria di La Venta, un tempo capitale degli Olmechi e ora inghiottita dagli stabilimenti dell’industria petrolifera che ha risparmiato soltanto una piccola porzione dell’originaria area archeologica..
Gli Olmechi attribuivano grande importanza al culto del giaguaro, rappresentato nelle più svariate forme.


Grande testa umana scolpita in pietra


Manufatto


Testa olmeca


Bambino che piange


Comparazione fra un nubiano-egiziano e una testa olmeca

Madre Africa?

Le grandi teste olmeche in pietra hanno una curiosa somiglianza con i tratti somatici africani, negli ultimi tempi diversi ricercatori (fra cui Clyde A. Winters) asseriscono che gli olmechi sarebbero di provenienza africana. Anche studi genetici sembrano confermarlo (Underhill, et al noted that:" One Mayan male, previously [has been] shown to have an African Y chromosome." - Underhill, et al (1996) " A pre-Columbian Y chromosome specific transition with its implications for human evolutionary history", Proc. Natl. Acad. Sci USA, Vol.93, pp.196-200. ).

CIVILTÀ ZAPOTECA

Nel Sud del Messico, ma verso il Pacifico, abitarono gli Zapotechi, forse di origine olmeca. Nell' arte, nella scrittura e la matematica gli Zapotechi sembrano avere affinità culturali con gli Olmechi, i Maya e più successivamente con i Toltechi. Tuttavia la loro architettura è nettamente differente, prediligendo forme basse e orizzontali, e una decorazione a bassorilievo astratta, ispirata al disegno delle stoffe (santuario di Mitla). La loro città più importante fu Monte Albán, di fondazione olmeca ma profondamente mutata nel corso dei secoli. L'aspetto più caratteristico dell'arte zapoteca è la ceramica, vivacemente colorata e di forme ardite. Nel XV secolo gli Zapotechi furono sottomessi dagli Aztechi, che però non alterarono la loro individualità di popolo. Sottoposti al pagamento di oppressivi tributi da parte degli Aztechi – che li avevano costretti a rifornirli di prigionieri da destinare ai loro sacrifici umani – gli Zapotechi accolsero i conquistadores spagnoli come liberatori e li sostennero nelle guerre contro i rivali. Oggi, la maggior parte dei 300.00 Zapotechi sono cattolici e vivono nell' Istmo di Tehuantepec e nella valle di Oaxaca.


Monte Albàn


Mitla - Rilievi geometrici

Inventori del calendario
Essi veneravano in primo luogo una coppia di divinità, di cui una aveva caratteri paterni e l’altra materni. Importanti erano anche il dio della pioggia Cocijo Pitao e il dio del mais Pitao Cozobi. Gli Zapotechi furono anche i creatori del più antico calendario delle civiltà precolombiane. In base a esso, l’anno risultava costituito da 260 giorni, divisi in quattro stagioni di 65 giorni ciascuna, a loro volta composte da 5 parti di 13 giorni. È da ricordare anche la figura dell’uijatao (grande veggente), una sorta di sacerdote-profeta, che viveva separato dal mondo nella solitudine di un palazzo a Mitlán, e che aveva il compito di trasmettere al re le istruzioni degli dei.


CIVILTÀ MIXTECA

Popolo guerriero, stabilitosi nel IX secolo d.C. a nord degli Zapotechi. La loro capitale era Cholula, presso l'attuale Puebla. Di loro restano alcuni codici su carta, dipinti, e in modo particolare bellissimi lavori di oreficeria, trovati soprattutto a Monte Albán, che passò per un certo periodo sotto il loro dominio.





La Grande Piramide di Cholula appare come una collina naturale, nella città universitaria di Cholula - Puebla. La più grande piramide, in volume, dell'America, è costituita da più costruzioni successive, avvenute nel corso di dieci secoli.Questa gigantesca piramide a gradini misura 500 metri per lato e 64 metri d'altezza, tre volte più grande della piramide di Cheope. Secondo le leggende dei maya, questo edificio era stato eretto da uno straniero dalla pelle chiara, molto alto, con la barba, che era venuto dal mare con alcuni compagni, in una zattera che si muoveva da sola. Le caratteristiche erano analoghe ai Viracocha peruviani dato che erano considerati potenti divinità, maestri delle scienze e della magia, in grado di guarire con l'imposizione delle mani e di resuscitare i morti. Durante la loro presenza avevano trasmesso avanzate conoscenze agli indigeni, come il calendario, la matematica, l'astronomia, l'agricoltura, ecc.


Tunnel nella Piramide di Cholula

 

La più grande piramide (spagnolo)


LE ORIGINI DELL'ARTE MESSICANA


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