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Nierika di anonimo

ARTE HUICHOL

Di G. Camilla e L. Picinni Leopardi
foto di Luigi Picinni Leopardi

L'arte tradizionale huichol trova la sua massima espressione nei quadri chiamati nella lingua uto-azteca nierika.

Cactus peyote (Lophophora Williamsii), in fiore dopo la pioggia.

Il termine, spesso impropriamente tradotto come "volto del mondo", ha un significato piuttosto vasto, che riflette più sovrapposizioni esoteriche. Vuole allora significare il volto, l'apparenza delle divinità, ma sta anche a designare il "passaggio", lo specchio", mediante il quale gli Huicholes raggiungono la dimensione visionaria della realtà mitica atemporale, dove gli uomini possono dialogare con gli dei, con le piante e con gli animali. Quindi nierika significa anche "visione": la visione prodotta dal sogno o dal sacro cactus, il peyote e ispirata dai miti ancestrali. Per il Huichol il

Don Antonio Vicente Rivera Bautista (marakame di San Andrés) nella grotta sacra di Nakawé con in mano il Muvieri (bastone sciamanico)

mondo ha una dimensione sacra che è considerata di grande potere e la cui manipolazione è a carico di "specialisti", come i marakame (sciamani), i quali, per mezzo del sogno, penetrano nel mondo degli dei stabilendo un nesso fra il sacro e il profano, come i peyoteros, che partecipano al pellegrinaggio a Wirikuta. Questi straordinari quadri non sono mai realizzati a pennello, ma con una tecnica unica che richiede una pazienza infinita e una precisione eccezionale.

L'elaborazione consiste nel ricoprire una tavola di legno, a poco a poco, e sempre utilizzando il pollice, con uno strato di cera d'api mischiata ad una piccola quantità di resina. La cera è solida, e per poterla applicare la si ammorbidisce esponendola al sole, mai per mezzo del fuoco. Si abbozza poi il disegno che si vuole realizzare incidendo

Andrea, moglie di don Antonio, con una nierika in lavorazione

lo strato di cera con un strumento appuntito, ed in seguito si procede a delineare il contorno di ogni figura con del filo colorato. Una volta delineate tutte le figure, queste vengono riempite, millimetro dopo millimetro, collocando manualmente con l'aiuto delle unghie delle dita, i fili colorati, lavorando dai lati fino al centro con andamento a spirale, o viceversa. La tecnica è oltremodo difficile, perché la cera si indurisce con facilità dopo essere stata applicata, e col passare del tempo si deve esercitare una pressione sempre più forte perché il filo aderisca alla base. La selezione dei colori sembra improntata a canoni sia soggettivi che mitici.

Vi sono molte e significative differenze fra le nierika rituali e quelle più propriamente "artistiche" e destinate a fini commerciali: queste ultime sono generalmente quadrate o rettangolari, mentre le prime sono arrotondate agli angoli, ovali o circolari. Le nierika rituali sono inoltre di dimensioni ridotte, perché la loro funzione è essenzialmente quella di essere trasportate nei luoghi sacri della tradizione, là dove, eseguite le cerimonie, vengono bruciate in onore e in sacrificio al dio del Fuoco, Tatewari.

 

Dettaglio di "La nascita del mondo" di José Benitez Sanchez

In ogni caso l'arte tradizionale huichol presenta caratteri pressoché esclusivamente religiosi ed esoterici; è improntata a canoni geometrici, variazioni di modelli archetipi, dove il motivo del fiore, del serpente, del cervo, del mais, del peyote, del fuoco e del sole, sono sempre scomposti e ricomposti: simmetrici, ripetuti, armonici, delicati e preziosi, come le caleidoscopiche allucinazioni del sacro cactus. In particolare le nierika ripetono, in maniera quasi ossessiva, il tema del cervo, del mais e del peyote. I tre elementi formano una vera e propria trilogia sacra, ed esprimono altresì la sintesi della storia, del pensiero e della religione degli Huicholes, così come si è venuta ad elaborare nel corso del lungo processo di formazione della sua tradizione. Da un lato troviamo l'universo culturale dell'antico popolo semi-nomade, il cui alimento essenziale era il cervo; dall'altra troviamo invece l'ideologia religiosa e le credenze del popolo sedentario la cui dieta alimentare era rappresentata dal mais.

Gregorio Carrillo Jimenez:: Peyote Mandala (5 peyote, 4 piante di mais e 8 cervi)

In mezzo ad essi, il peyote rappresenta lo strumento più importante per trascendere il mondo profano e la manifestazione più ovvia del sacro. Ancora oggi gli Huicholes vivono isolati nella regione forse più selvaggia e inaccessibile del Messico, quella formata dai labirinti della Sierra Madre occidentale; grazie al loro isolamento sono riusciti a conservare pressocché integralmente una tradizione sciamanica estremamente ricca e complessa. Sebbene godano di una posizione privilegiata rispetto alle altre minoranze etniche presenti in Messico, gli Huicholes sono in realtà vittime di una forma di sfruttamento più sottile ma altrettanto generalizzata, in relazione alla loro produzione di manufatti tipici, sempre più considerata ed apprezzata dagli estimatori di tutto il mondo. Eppure gli Huicholes conducono un'esistenza sempre ai limiti della povertà e dell'emarginazione; la quasi totalità delle loro opere, autentiche gemme della sopravvivenza tradizionale sciamanica, vengono sfruttate commercialmente senza il minimo rispetto per l'Autore e i suoi diritti. La gran parte di questa pregevolissima produzione viene infatti relegata dalle spietate leggi di mercato al rango di artigianato comune e corrente, solo pochissimi Artisti godono di una certa notorietà che li riscatta dall'eterno anonimato a cui li condanna la loro anacronistica condizione di "ultimi Indios"... Miracolosamente sopravvissuti fino ad oggi solo per finire miseramente allo sbando, fagocitati dai vortici della società consumistica multimediale. Questa breve presentazione dell'arte huichol vuole essere, al di là di ogni facile retorica, il nostro contributo, sia pur minimo, affinchè la cultura millenaria di questa tribù non scompaia, annientata dalle false lusinghe e dal cinismo di coloro che continuano ad agire, consciamente o inconsciamente, nello spirito dei più biechi "inquisitori" o conquistadores.

G. Camilla e L. Picinni Leopardi

Nierikas di José Benitez Sanchez
nel MEXICAN SHOP

 

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