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HUICOLES
DEL MESSICO - 6 ottobre 2002, Osnago, Lecco



Faustino Salvador Ortiz (rappresentante)

Due rappresentanti del popolo Huichole del Messico, grazie al lavoro dell'associazione Totoyari nel Mondo, sono venuti in Italia, per un giro di incontri informativi. Gli Huicholes sono una etnia che, grazie all' isolamento geografico (valli isolate e impervie), ha mantenuto ben saldo il legame con la tradizione precolombiana. Sono stati conosciuti dalla nostra civiltà solo sul finire degli anni 60, attraverso i loro incredibili quadri di filo, le Nierikas, visualizzazioni di visioni sciamaniche, e per l'uso rituale di un cactus allucinogeno, il peyote.
Per far conoscere i loro problemi e per portare un messaggio a tutti quelli che vorranno ascoltarlo hanno intrapreso questo lungo viaggio... Il loro messaggio esordisce con una poesia e nel ricordo del nostro incontro rimane tanta dolcezza e genuinità e l'invito ad andarli a trovare...


Alejandro Carrillo Carrillo (marakame)

 

 

 

 

 

 

 

TESTO DELLA CONFERENZA STAMPA

FAUSTINO SALVADOR ORTIZ,
rappresentante del governo huichol di San Andrés Cohamiata:

"COME NELLA NATURA, COME NELLA FLORA E NELLA FAUNA,
SOFFRENDO E RESISTENDO GIORNO E NOTTE NELLA PROPRIA CARNE
PER LO SFRUTTAMENTO DI CINQUECENTO ANNI.
L'INDIGENO HUICHOLE DEL MESSICO HA SOFFERTO TANTO
QUANTO TUTTI GLI INDIGENI DEL MONDO"

"Gli indigeni Huichol vivono al nord del paese, nella Sierra Madre Occidentale dello stato di Jalisco, ad una altezza massima di 1800-2000 metri. Il motivo della nostra visita in Italia è quello di far conoscere la nostra cultura e i nostri diritti e di far sapere alla comunità internazionale come viviamo.
Il nostro modo di vivere è quello di lavorare i campi, facendo attenzione alla nostra cultura e ai nostri luoghi sacri. Parlando di cultura, parliamo ora di un luogo, un luogo sacro, Wirikuta, al nord dello stato di San Luis de Potosi, nel 1994 fu riconosciuto come luogo sacro e meta del pellegrinaggio huichol. Nel 2000 l'UNESCO e il WWF hanno riconosciuto, con un decreto, Wirikuta, in San Luis de Potosi, come luogo sacro. Successivamente il governo di questo stato non ha rispettato questi riconoscimenti e non ha risposto alle nostre giuste richieste, sfruttandoci politicamente per richiedere aiuti. Il Nepal, insieme a paesi europei, ha dato aiuti economici allo stato di San Luis Potosi, il quale però non li ha utilizzati per questi luoghi ma li ha tenuti per sè, forse perchè il governatore dello stato non è huichole. Per la nostra comunità indigena questo è molto triste perchè noi vogliamo che i nostri territori vengano giustamente riconosciuti. Anche per quanto riguarda la nostra cultura è la stessa cosa, non abbiamo avuto rispetto nè riconoscimento. Ultimamente è stata fatta una legge nazionale sulle comunità indigene che non è stata rispettata, come non è stata rispettata la marcia zapatista di Marcos. Per questo noi siamo qui, per esporre i nostri problemi e per chiedere aiuto alla comunità internazionale".

(Aiuti - crediamo di capire grazie all'intervento di Daniela - che non arrivino da associazioni governative, di cui loro non si fidano più, come l'Istituto Nazionale Indigenista, che procura loro sementi transgeniche che loro non vogliono, ma da associazioni indipendenti che rappresentino la società civile. Le richieste sui diritti degli indigeni fatte durante la marcia zapatista di 2 anni fa sono state da pochi giorni respinte dal governo messicano, altra riprova del disinteresse del governo verso le comunità indigene, ndr).

Ancora Faustino dice:
"La nostra comunità di San Andrés Cohamiata, riconosciuta internazionalmente, è aperta a tutti i turisti stranieri, altre comunità huichol, per decisione delle assemblee, non accettano gli stranieri. La raccomandazione della nostra assemblea, che diamo ai turisti, è di venire a vedere ma di rispettare il luogo sacro di Wirikuta e il peyote che vi cresce (cactus allucinogeno utilizzato ritualmente da sempre dagli indiani huicholes).
(...) A causa di persone estranee alla nostra cultura il governo dice che il peyote è una droga, ma non è una droga per noi. (...)
(...) Sarebbe lungo parlare della nostra religione, il fondamento principale è il rispetto della natura e il rispetto dei luoghi sacri. Abbiamo molte credenze ma ognuno è lasciato libero di credere a quello che sente, durante i culti noi non chiediamo offerte. Ci sono molte feste nella vita huichol, sei o sette feste, ma per me la più bella è quella del peyote. Per partecipare al pellegrinaggio di 400 Km fino a Real de Catorce ci si deve confessare pubblicamente di tutti i peccati commessi, come, ad esempio, con quante donne si è stati, questo vale sia per le donne che per gli uomini".

Conclusione di Faustino:
"Passano i secondi, i minuti, i giorni, le settimane, i mesi e gli anni, ma noi indigeni continuiamo a sperare nell'appoggio della società civile internazionale, questo vale anche per le generazioni che verranno. Noi speriamo che questa non sia l'ultima volta che verremo. In particolare il nostro ringraziamento và all'associazione Totoyari che ci ha dato la possibilità di partecipare e lanciamo l'invito anche ad altre associazioni che vogliono collaborare. Tante grazie ".

 

 

 

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