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Don Miguel
Ruiz
I QUATTRO ACCORDI
Guida pratica alla libertà
personale
UN LIBRO DI SAGGEZZA TOLTECA
EDIZIONI IL
PUNTO D'INCONTRO
pag.
21 (...) Nel sogno del pianeta è normale per gli uomini soffrire, vivere
nella paura e creare drammi emozionali. Il sogno esterno non è piacevole.
E' un sogno di violenza, di paura, di guerra e di ingiustizia. I sogni personali
variano, ma a livello globale si tratta più che altro di un incubo. Se
guardiamo la società umana, vediamo un luogo in cui è molto difficile
vivere, perché è governato dalla paura. In tutto il mondo vediamo
sofferenza, rabbia, vendetta, dipendenza, violenza nelle strade e tremende ingiustizie.
La paura forse esiste a livelli diversi in paesi diversi, ma globalmente controlla
il sogno esteriore.
Se
paragoniamo il sogno della società umana con la descrizione dell'inferno,
propagandata da tante religioni, scopriamo che si somigliano moltissimo. Le religioni
dicono che l'inferno è un luogo di castigo, di paura, dolore e sofferenza,
un luogo in cui siamo consumati dal fuoco che è generato dalle emozioni
basate sulla paura. Ogni volta che proviamo rabbia, gelosia, odio o invidia, sentiamo
un fuoco bruciarci dentro. Viviamo in un sogno infernale. L'inferno è intorno
a noi. Ci raccontano che se non ci comportiamo come dovremmo andremo all'inferno.
Che novità! Ci siamo già, all'inferno, noi e le persone che ci dicono
queste cose. Certo, gli altri possono gettarci in un inferno più grande,
ma solo se permettiamo loro di farlo.
Ogni essere umano
ha il proprio sogno personale, spesso governato dalla paura così come il
sogno della società. Impariamo a sognare l'inferno durante la vita. Le
stesse paure si manifestano in modi diversi per ogni persona, ovviamente, ma tutti
sperimentiamo rabbia, gelosia, odio e invidia. Il nostro sogno personale può
anche diventare un incubo senza fine, fatto di paura e sofferenza. Ma non è
necessario vivere in un incubo. Possiamo anche fare un sogno piacevole.
Tutta
l'umanità è alla ricerca di verità, giustizia e bellezza.
Cerchiamo eternamente la verità perché crediamo soltanto nelle menzogne
che abbiamo immagazzinato nella nostra mente. Cerchiamo la giustizia perché
nel nostro sistema di credenze non c'è giustizia. Cerchiamo la bellezza
perché per quanto bella possa essere una persona, non crediamo che lo sia.
Continuiamo a cercare e a cercare, quando tutto è già dentro di
noi. Dovunque guardiamo, c'e solo verità, ma non possiamo vederla a causa
degli accordi e delle credenze immagazzinate nella nostra mente.
Non vediamo
la verità perché siamo ciechi. Ciò che ci rende ciechi sono
le false credenze. Abbiamo bisogno di avere ragione e di dimostrare che gli altri
si sbagliano. Ci fidiamo di ciò in cui crediamo e ciò in cui crediamo
è la causa delle nostre sofferenze. E' come vivere in una nebbia che non
ci lascia vedere oltre il nostro naso. E non si tratta neppure di una nebbia reale.
La nebbia è un sogno, il nostro sogno personale della vita, ciò
che crediamo, i nostri concetti, tutti gli accordi che abbiamo preso con altre
persone, con noi stessi e anche con Dio.
Tutta la nostra mente è una
nebbia che i Toltechi chiamano mitote. La mente è un sogno in cui
migliaia di persone parlano allo stesso tempo e nessuno capisce ciò che
dicono gli altri. Questa è la condizione della mente umana: un grande mitote,
nel quale è impossibile vedere chi siamo veramente. In India, il mitote
è chiamato maya, che vuol dire illusione. Si tratta dell'idea che
la personalità ha di se stessa. Tutto ciò che credete su voi stessi
e sul mondo, tutti i concetti e i programmi che avete nella mente, costituiscono
il mitote. Non possiamo vedere ciò che siamo veramente. Non riusciamo a
vedere che non siamo liberi.
Questo è il motivo per cui gli esseri umani
resistono alla vita. La più grande paura umana non è morire, ma
essere vivi. La nostra più grande paura è correre il rischio di
vivere e di esprimere ciò che siamo realmente. Abbiamo imparato a vivere
secondo il punto di vista di altre persone, per timore di non essere accettati
e di non essere abbastanza bravi secondo gli standard di qualcun'altro.
Durante
il processo di addomesticamento, ci facciamo un'idea di cos'è la perfezione,
per poi cercare così di essere "bravi". Creiamo un'immagine di
come dovremmo essere per farci accettare da tutti. Cerchiamo soprattutto di compiacere
coloro che ci amano: mamma e papà, fratelli e sorelle maggiori, preti e
insegnanti. Cercando di essere all'altezza delle loro aspettative, creiamo un'immagine
di perfezione, ma non si tratta di un'immagine reale. Non saremo mai perfetti,
in questo modo. Mai! (...)