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La scrittura maya:
un rebus quasi risolto

 

Per secoli , gli studiosi si sono lambiccati il cervello intorno al significato dei glífi maya, i segni incisi nelle stele e nei templi. La decorazione vera e propria ha avuto inizio solo alla fine degli anni Cinquanta, basata su una vera e propria sintassi maya con tanto di sillabario, regole ortografiche, punteggiatura ... E stata così raggiunta una discreta metodologia di traduzione.

Una scrittura simile a un rebus. Grazie ai lavori di H. Berlin e T. Proskouriakoff, che hanno riconosciuto il contenuto storico delle iscrizioni e di Y. Knorozof, che ha individuato la presenza dell'elemento fonetico, siamo ormai in grado di leggere gran parte dei segni maya.

di Viviano Domenici

Le iscrizioni sono composte da file di segni (glifì) solitamente disposti in colonne verticali che vanno lette dall'alto in basso o con un sistema di alternanze tra una fila e l'altra che varia secondo che le linee di segni presenti sullo stesso monumento siano in numero pari o dispari. Ciascuno dei glifi può essere composto da un elemento principale e da una serie di affissi a lui collegati in modo da formare un complesso disegno generalmente iscrivibile in una sagoma quadrangolare od ovale. Una regola grafica che rende le iscrizioni maya particolarmente eleganti e ordinate. I disegni 1 e 2 possono chiarire il concetto. Nel disegno (1) è raffigurato il glifo UBACI che significa "preda di"; nel disegno (2) si vede lo stesso glifo scomposto nei tre elementi che lo costituiscono.

Uno dei problemi principali che si trovano ad affrontare i decifratosi è che i maya potevano scrivere ogni parola del loro linguaggio in modi diversi senza che questo ne alterasse il significato. "Uno scriba maya dei 700 dopo Cristo", ha scritto recentemente David Stuart, un giovane studioso americano considerato un genio della traduzione dei glífi, "poteva scrivere in modi diversi qualsiasi parola scelta a caso tra quelle della sua lingua". Un esempio classico in questo senso è il termine "giaguaro" usato frequentemente per la formazione di nomi di persona dei regnanti (Scudo Giaguaro, Uccello Giaguaro e altri). Lo scriba poteva scegliere di scriverla con il sistema fonetico e in questo caso

disegnava un glifo (3) composto dalle tre sillabe RA-LA-MA (la vocale finale era muta); oppure poteva decidere di usare il sistema pittografico e disegnare la testa di un giaguaro (4). Il significato non veniva modificato neppure se l'autore preferiva un linguaggio ancora più estetizzante e raffigurava l'intera

figura di un giaguaro (5). Una ulteriore possibilità per lo scriba era di usare un sistema misto sillabicopittografico collocando l'immagine della testa di un giaguaro al posto della sillaba centrale -LA- della parola BA-LA-MA (6).

Una possibilità, quest'ultima, che ricorda molto da vicino i nostri rebus e che sembra fosse utilizzata per indicare una particolare pronuncia. Queste diverse possibili soluzioni hanno creato notevoli difficoltà ai decifratori ma, in alcuni casi, si sono dimostrate addirittura utili. Infatti, sapendo che un elemento pittografico poteva sostituire una sillaba, è stato possibile identificare i simboli fonetici che accompagnavano la figura conosciuta.
Ci sono poi glifi che hanno significati diversi secondo il contesto in cui sono inseriti. Un esempio è il glifo raffigurante la testa di un pipistrello (ZOTZ) che indica il nome di un mese del calendario maya (7), ma può anche indicare le sillabe TZ'i, come nel caso delle parole TZ'I-BA che significa "scrivere". Incontrando l'immagine di una testa di pipistrello,

i decifratori devono ogni volta risolvere il quesito se sia inserita in un'iscrizione di tipo calendariale oppure se il tutto non abbia qualche correlazione con il concetto dello scrivere, C'erano inoltre diversi glifi che avevano la stessa pronuncia ma significato diverso. La parola CHAN,

per esempio, può indicare indistintamente un serpente il cielo (9) o il numerale quattro (10), anche se ognuno di questi soggetti ha un proprio specifico glifo; questa è una complicazione per i decifratori, ma il caso è comune a molte altre lingue. Quasi si divertissero ad aggravare le difficoltà, gli scribi maya potevano però utilizzare indifferentemente il glifo "quattro" per indicare il cielo, il glifo "serpente" per indicare il numero quattro o il glífo "cielo" per indicare il serpente.

Numeri

 

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