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Mitologia huichol
Dal Centro di Produzione Radiofonica TATEI KIE di San Andrès Cohamiata
Testo di Rosalio Rivera Sanchez, traduzione di Luigi Picinni Leopardi
fotografie di Riccardo Mantovani, Luigi Picinni Leopardi e Giulio Tescari
grafica web Riccardo Mantovani

Noi componenti del C.P.R. ci siamo prefissi il compito di riscattare la memoria storica custodita dagli anziani della comunità, cosi come documentarne il conseguente processo di protezione e riconoscimento e la sua fondamentale importanza per la conservazione e lo sviluppo della cultura HUICHOL.
Diffondendola fra i bambini ed i giovani, testimoniando il nostro sforzo affinchè noi stessi possiamo riappropriarci della tradizione musicale Huichol connessa alle cerimonie: violino (raweri) e la chitarra dalle cinque corde (canari) utilizzati dai partecipanti al pellegrinaggio a Wirikuta (Peyoteros) e nella festa del peyote (Hikurineirra), il sacrificio del toro (Mawarirra), la festa del maiz tostato (Esquites) e quella di nostra madre (Tai- neirra) che, insieme al nostro artigianato sono le più belle del Paese.
Nel settore economico, che si basa principalmente sull'agricoltura e sulla pastorizia, conserviamo gelosamente le pratiche tradizionali.
Si tratta qui, in poche parole, di comporre una storia pratica per conoscere l'essenziale che si deve sapere per comprendere i Huicholes del passato e del presente.

Centro di Produzione Radiofonica TATEI KIE
San Andrès Cohamiata, Jalisco, Mexico.

 

 

 

La Nascita del Mondo

Al principio del mondo, quando tutto era ancora avvolto nelle tenebre, i Cacayari (divinità Huichol) stavano riuniti e avevano l'aspetto di serpenti, lupi e cervi e, cercando di discendere sulla terra, si divoravano gli uni con gli altri, essi volevano camminare sulla terra e popolarla però ancora non si costruivano i centri cerimoniali e quindi restavano (i Cacayari) ombre o visioni, indicate con il termine Jevirri, e come tali vivevano nell'aria. Caratterizza questa era la parola Ewi, ovvero Uomo Gigante.

Le divinità Cacayari appaiono in Utotavita, una grotta localizzata al confine fra gli Stati di Durango e Zacatecas, che equivale ad Aurra Manaka; spinti dalla fame intraprendono per la prima volta la caccia al cervo che però risulta infruttuosa per l'assenza di alcune divinità.
Uteanaka, Dea dei pesci e degli abitanti dell'oceano, alla quale sarebbe spettato il compito di intonare per la prima volta il canto della creazione, colei che ha la maternità della razza Huichol, padrona ancestrale del mondo, dall'alto della montagna del "Quemado" a Real de Catorce nello stato di San Luis Potosì.

Quando si compie il pellegrinaggio a Wirikuta ci dipingiamo sul volto i simboli tramandati di generazione in generazione.Tamatz Kauyumarie, Fratello Maggiore, è il supremo sciamano. Il cervo che sta nel cuore delle offerte votive, colui che indica il cammino corretto, cosi come Tatewarì, il Nonno Fuoco, è colui che riunì gli antenati e li guidò a Wirikuta.
Uteanaka
è colei la quale fece sì che ricevesse acqua benedetta il sacro sito di Tatei-Matinieri, Nostra Madre Terra, che noi chiamiamo anche "Acqua profumata di fonte".

Per questo ai nostri giorni i coppieri (Jicareros) portano nelle cerimonie l'acqua raccolta nei siti sacri ed i partecipanti, con la loro assistenza, ricevono l'acqua benedetta; così Uteanaka ritorna da loro, portando peyote in una coppa (jicara), dipinta con il pigmento giallo che si ricava dalla radice "Urrà", nello stesso luogo dove in principio erano riunite le divinità Cacayari.
Durante tutta la notte cantò sola questa donna, nessuno le fece compagnia e nessuno potè ascoltarla, trattandosi di una dea.

Il giorno dopo i Cacayari realizzarono la caccia al cervo, uccidendone questa volta cinque, che rappresentano i cinque colori del mais e, nello stesso luogo, avendo molta fame, mangiarono, si saziarono e riposarono con il sangue del cervo e così si prepararono per la prima volta le offerte votive: frecce, nierika, candele, coppe e occhi di Dio che furono cosparse con il sangue del cervo e furono così marcate e benedette.

In seguito le offerte votive furono trasportate e deposte in ciascuno dei siti sacri, per propiziare il benessere della comunità ed il buon raccolto; così per la prima volta fu reso omaggio alle divinità.

Oggi noi coppieri siamo gli incaricati dei centri cerimoniali, in numero di trenta quando compiamo il pellegrinaggio a Wirikuta, ed a partire da quel momento i siti sacri sono rappresentati dai Quattro Punti Cardinali.
Nello stesso tempo fece la sua apparizione Tacutsi Nakawè, la Nostra Bisnonna, Dea della Pioggia.

Così termina l'epoca caratterizzata dalla parola Ewi, Uomo Gigante.

Festa del Tamburo

La festa del tamburo (Tepu) serve a rendere omaggio ai siti sacri e ringraziare così per i benefici che gli Dei inviano alla nostra gente in forma di pioggia, buon raccolto e regolare susseguirsi del ciclo delle stagioni.

II Marakame (sciamano) e altre due persone, nominate dal Consiglio degli Anziani (Kawiteros), si collocano nella piazza del centro cerimoniale, vicino al tamburo. I bambini, le donne e gli altri partecipanti si dispongono in semicerchio attorno al Marakame e di fronte allo stesso. Gli interessati a questo punto depongono sul suolo vicino al tamburo gli oggetti che costituiscono le offerte votive, consistenti in frecce, coppe, pannocchie di mais, zucche, occhi di Dio, candele, piume, teguino e corna di cervo ed il Marakame comincia a cantare accompagnandosi con il suono ritmico del tamburo mentre i bambini agitano le sonajas.

Gli assistenti ripetono il canto del Marakame e lo aiutano a suonare il tamburo per tutta la notte; il tabacco, detto macuchi, non deve mancare, giacché i Kawiteros lo preparano e lo fumano, indirizzando il fumo verso i bambini per proteggerli dai serpenti velenosi e dagli altri pericoli presenti sul cammino per Wirikuta, dimora ancestrale degli Dei.

Fattosi giorno e terminata la cerimonia, i bambini che hanno già compiuto cinque anni salutano i loro compagni più piccoli; le famiglie dei bambini più grandi consegnano al Marakame tutto ciò che hanno preparato per la cerimonia: cibo, teguino, frutta e tamales. Questa è la maniera nella quale prepariamo la festa del tamburo.

Cosi stiamo ridando vita alle nostre usanze, che perpetuiamo per la necessità di compiere il nostro dovere nei riguardi degli antenati e di noi stessi, nel medesimo rispetto della nostra costituzione politica che, per ovviare alle condizioni di ineguaglianza di cui soffrono le comunità indigene, sancisce la protezione ed il libero sviluppo della nostra cultura, della nostra stessa organizzazione tradizionale, delle nostre pratiche ed usanze ancestrali.
Cultura ed organizzazione stesse che noi manteniamo integre, a cinquecento anni dalla conquista, all'interno della zona Huichol, mentre i siti sacri si trovano fuori del nostro territorio.

IL DILUVIO TEMURIKITA
ovvero
II racconto di come si salvò l'uomo Watakame

Watakame era un grande lavoratore, lavorò per tre giorni abbattendo gli alberi per approntare il suo campo di granturco.
Il quarto giorno, recatosi al lavoro, trovò gli alberi che aveva abbattuto di nuovo al loro posto. Ripeté il lavoro svolto in precedenza e questa volta invece di tornare a casa, dopo aver terminato, si occultò fra la vegetazione, vigilando sul suo campo di mais. Voleva scoprire chi avesse rimesso al suo posto gli alberi abbattuti, chi fosse costui.
All'alba del quinto giorno vide una vecchietta con i capelli bianchi che impugnava un bastone di legno di "otate", la quale, muovendosi molto lentamente, giunta al centro del coamil, innalzò il suo bastone verso le cinque direzioni del mondo, dapprima rivolta a Est verso Wirikuta, poi a Ovest verso Haramara, in San Blàs, poi a Nord verso Utotavita o Aurra Manaka e finalmente a Sud, verso Rapawiyeme e per ultimo verso il Cielo, al centro del coamìl. Così facendo ripresero il loro posto tutti gli alberi già abbattuti, come se nessuno avesse lavorato.

Watakame afferrò un bastone e brandendolo con fare minaccioso si rivolse alla vecchietta dicendole:
"Io ho sofferto molto lavorando e tu vieni a rendere vano tutto il mio lavoro. Adesso te la farò pagare!"
La vecchietta allora tirò fuori dalla sua borsa uno specchio, dicendo:
"Io sono Nakawè, ascolta nipotino mio, il mondo sta per scomparire, per questo desidero che tu smetta di lavorare".
Contemporaneamente gli mostrò, servendosi dell'immagine apparsa magicamente all'interno dello specchio, come l'acqua sarebbe arrivata dalle cinque direzioni cardinali, distruggendo e sommergendo tutto il mondo e gli spiegò che, siccome le acque stavano per sommergere ogni cosa, aveva rimesso in piedi gli alberi tagliati nel suo campo di mais. Watakame, ascoltando la terribile profezia della vecchia, si spaventò molto, ma Nakawè aggiunse:
"Mancano solo cinque giorni alla fine del mondo e ti dirò come salvarti".
Quindi lo portò dove cresceva un albero di "salate" molto grande e gli disse che lo doveva abbattere per costruire una canoa con un tetto che la proteggesse dalla pioggia. Nakawè aggiunse che, quando Watakame avesse terminato di costruire la canoa, avrebbe dovuto aspettarla in quello stesso luogo.
L'uomo si mise subito al lavoro e, trascorsi i cinque giorni, Nakawè ritornò ed i due presero posto nella canoa, terminando ciò che ancora non era pronto.

 

In questa offerta votiva Watakame si salva dal diluvio insieme alla cagnetta (progenitrice della prima donna dopo il diluvio), altri animali e le pannocchie di mais.

Appena cominciò a piovigginare, la vecchietta chiese a Watakame di portargli una cagnetta nera ed il fuoco. Egli ritornò con quanto richiestogli e, con una torcia fatta di legno di "ocote", accese la parte superiore di una zucca disseccata che si sarebbe mantenuta accesa per tutto il viaggio. Portò inoltre con sé differenti tipi di zucche e di fagioli nonché i grani dei cinque colori del mais e alberi, uccelli ed altri animali secondo le loro specie. Fatto ciò si prepararono al diluvio imminente. Nakawè diresse il suo bastone verso le cinque direzioni principali e l'acqua arrivò impetuosa facendo galleggiare la canoa. Navigarono per cinque giorni che a quel tempo erano cinque anni.

 

Dapprima arrivarono ad Haramara, sulla riva dell'Oceano Pacifico, che percossero con il bastone. Il secondo giorno navigarono fino a Wirikuta, Real de Catorce, nello stato di San Luis Potosì. Il terzo giorno giunsero a Utotavita e Aurra Manaka. Il quarto giorno giunsero a Rapawyieme nel lago di Chapala e dal quel giorno si chiama Rapawyieme, l'albero di Rapa-chalate di cui era fatta la canoa. Il quinto giorno infine tornarono al centro del coamìl e l'acqua cominciò a ritirarsi.

Nakawè, la Madre degli Dei, a questo punto cominciò ad aprire nella terra vari canali, usando il suo bastone magico, per far sì che l'acqua ritornasse a scorrere verso il mare. Gli uccelli la aiutavano con il loro becco, per questo si formarono le valli, inoltre vi erano molti serpenti che, muovendosi nel fango, lasciavano profonde impronte che si trasformarono in torrenti.
Quando tutto si tranquillizzò e la pioggia cessò completamente, un uccello volò, spargendo sulla terra i semi delle piante.

Nakawè infine pose un grande scoglio bianco vicino alla riva dell'Oceano, ad Haramara, affinché il mare non tornasse più ad innalzarsi per sommergere il mondo. Questo faraglione (Washiewe), che deve il suo colore al guano depositato dai gabbiani che lo abitano, sorge nel luogo in cui, secondo il mito, Nakawè e Watakame percossero la superficie delle acque con il bastone magico, di fronte al porto-canale di San Blàs in Nayarit.

 

Nakawè disse che con il sacrificio del sangue la terra si sarebbe resa soffice e morbida, per ricevere così la nuova semenza.
Il mondo era ancora avvolto nelle tenebre, poiché non c'era ancora il Sole. Watakame tornò a lavorare nel suo campo di mais mentre gli uccelli e gli animali si disperdevano perché c'era molto poco cibo. Egli seminò diverse specie di piante, però non crebbe niente di buono da mangiare, ma solo l'erba dei campi, detta "zacate" e alcuni alberi come quello detto "brazil" che, grande e rigog1ioso, fiorì in una notte d'estate, spargendo tutto intorno un inebriante profumo.

Watakame, sorpreso, si avvicinò all'albero e sentì che dall'interno del tronco arrivavano versi di animali, come il leone e l'aquila. Per questo motivo raschiò il tronco dell'albero "brazil", che da allora è rimasto privo della corteccia. Dal legno di quell'albero ottenne dei bastoni che divennero da quel momento il simbolo delle nostre Autorità. Questi bastoni (Varas) rappresentano il Potere Tradizionale, che si conserva così come lo istituirono gli Antenati.

La cagnetta nera aspettava tutti i giorni a casa di Watakame e questi, ogni volta che tornava dal lavoro, trovava da mangiare "tortillas" di mais appena preparate. Watakame si meravigliava molto per quanto accadeva perché non vi erano altre case oltre alla sua, né tanto meno gente.

Un giorno, invece di andare a lavorare, rimase a vigilare per scoprire il mistero. Durante la mattinata si accorse che dalla cucina di casa sua usciva un filo di fumo e poco dopo vide uscire dalla casa una giovane nuda che si dirigeva verso il torrente per farsi il bagno e poi asciugarsi, riscaldata dai caldi raggi del sole di mezzogiorno.
Watakame corse verso la cucina e lì trovò la pelle della cagnetta, stesa per terra, vicino alla pietra usata per macinare il mais. La gettò nel fuoco e, mentre bruciava, udì un pianto di donna provenire dalla parte del ruscello.
Watakame corse allora in quella direzione e trovò la giovane donna che piangeva per il dolore provocatele dalle scottature.
La riportò immediatamente nella cucina e le curò le ferite, cospargendole tutto il corpo con la massa del mais azzurro e le disse:
"Tu sei stata la mia cagnetta, però da ora in poi sarai la mia sposa, mi preparerai da mangiare e dormirai con me."

Ebbero due figli e Watakame continuò a lavorare il suo coamìl, dopo aver sposato la ragazza nella quale si era trasformata la sua cagnetta, lavandola e purificandola con l'acqua del "nixtamal", ottenuta facendo cuocere nell'acqua di calce la massa del mais azzurro.

Così ci è stato tramandato che questa donna è colei che dà origine alla razza degli uomini, come risultato di avere bruciata la sua pelle di cagnetta.

 

Testo di Rosalio Rivera Sanchez,
ideatore e coordinatore del C.P.R. TATEI KIE di San Andrès Cohamiata, Jalisco, Mexico
,
traduzione di Luigi Picinni Leopardi,
fotografie di Riccardo Mantovani, Luigi Picinni Leopardi e Giulio Tescari (dal suo libro online "Vamos a Turikié"),
grafica web di Riccardo Mantovani

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