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anni 70' in messico

ANNI 70' IN MESSICO?
GUIDA PER GUARIRE

MA PERCHE' ANDIAMO IN MESSICO?
...io ci sono andato nel 79 (vedi a destra?) ed è stato per caso. Semmai bisognerebbe dire: ma perchè torniamo in Messico? Perchè praticamente è il continuo del film Mediterraneo di Salvatores. Mediterraneo due...
si... ci abbiamo provato, ma non c'è proprio niente da fare...

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Cosa ci hanno lasciato gli anni '70 ?
(il '68 - gli anni '70 - sogni,ideali e aspirazioni per il futuro -
se Dio è morto è per tre giorni e poi risorge)


è il mio passaporto.

Nei 70' in molti leggevamo Castaneda...
gli insegnamenti di don Juan... e il Messico
!

(adesso qualcuno di loro lavora anche in banca!! )...

"Don Juan, perché la tua percezione della realtà é così diversa dalla mia?"

"Non ti hanno insegnato, in tutti i tuoi anni di studio, ad apprezzare la bellezza e l'arte, la semplicità della pienezza, l'opera di un grande maestro o la grandezza di una pianura immensa che sembra l'infinito ? Così, io ho la conoscenza che mi permette di "vedere" la vita e le cose come sono o, se preferisci, da una prospettiva diversa. Quello che era importante, e che resta tale per il resto delle persone, perde di significato e non costituisce più un cardine assoluto. In cambio, si apre l'universo, si ha la chiave per capire il mondo, per capire il perchè del perchè delle cose. Ma anche il "capire" è trasformato, si avvicina di più al sentire, al percepire, e bisogna essere ben saldi"

"Perche ? Mi preoccupi don Juan".

"Sono gli animali che "sentono", ad esempio percepiscono l'avvicinarsi del cattivo tempo o dei terremoti, ma sono, naturalmente, molto diversi dall'uomo. Potrebbe essere un'esperienza piuttosto inquietante sentire come un cocker o un'aquila e non avere modo di decifrare il senso di ciò che si sente. Semplicemente perchè la nostra descrizione della realtà ordinaria non è idonea che a descrivere la realtà dell'uomo ordinario, medio o "normale".

 

 

 

 

 

Un uomo inserito in una descrizione della realtà
universalmente accettata da tutti o quasi. Convenzioni a cui tutti scrupolosamente si attengono, pena l'estromissione dal consesso umano, imparate prima da genitori, poi da insegnanti, legislatori, giudici. Norme di vita comuni che permettono, bene o male, la convivenza tra gli uomini.

Evidentemente, per alcuni ciò non è sufficiente. Non si spiegherebbero altrimenti gli eccentrici. Alcune persone singolari che perseguono obiettivi singolari, sordi alle leggi di mercato, del dare e avere anche nei sentimenti. Pazzi che si recano in qualche villaggio sperduto e perdutamente povero per assistere, senza nessuna speranza di cambiare la situazione, o eremiti su freddi monti od assolati deserti, o intrepidi frati, o mistici innamorati di Dio che trascendono la realtà. Anche voi potete quindi capire: la realtà non è uguale per tutti, o, almeno, non è percepita da tutti nello stesso modo.

 

 

don Juan - Deserto di Sonora
(libera interpretazione dell'autore)

 

 

 

 

 

 


Introduzione

Questa non è una vera introduzione ma un augurio per ciascuno di noi, ed un incoraggiamento.
Personalmente mi ha spronato ad iniziare questa avventura e consiste nel brano che segue, che mi fu dedicato da un grande amico, che ringrazio e di cui raccolgo solo ora la sfida... sperando che non sia troppo tardi.

Ma sappi sempre che tutto è dentro di te
E tutto può cambiare
se lo chiedi...se lo vuoi...
E vincerai il tuo male
Quando vorrà sfinirti
Tu non dargli tregua
Con Fede e Volontà
batti le ali...


L'inizio della nostra storia

In molti, negli anni settanta, cercavano un nuovo sistema di descrizione della realtà. Il movimento del sessantotto, che non fu solamente di carattere politico, come un colossale terremoto, aveva smosso le coscienze e tutti ci aspettavamo grandi cambiamenti da un momento all'altro.

Per molti questo significava la ricerca di un sistema politico più equo e democratico, con tutte le conseguenze anche negative che questa posizione generò, quando il fanatismo politico prese il sopravvento e generò violenza e terrorismo.

Molti altri, più silenziosi, erano convinti che si dovesse cambiare nel profondo del proprio essere. Solo questo avrebbe generato i frutti sperati che tutti ormai si attendevano da lì a poco.
La generazione ribelle, dopo aver moralmente demolito l'antico sistema, si aspettava il mondo per cui aveva lottato, giustizia e libertà avrebbero trionfato ed un sistema mosso da amore fraterno e solidale avrebbe donato la felicità all'aurora del mondo nuovo!!!


Questa è pace e amore fratello!!!

Woodstock, fra ingenuità ed esagerazioni, aveva comunque fatto vedere tre giorni di pace, amore e musica a tutti coloro i quali aspiravano ad una vita di fraternità e pace interiore. E se questo fa ghignare molti, che questi ultimi si preoccupino per ciò che hanno perso, in particolare il loro candore e la loro speranza.

Certo, se vediamo ora la registrazione del mitico Woodstock ci sembra che provenga da un lontanissimo passato, come le foto di quando eravamo piccoli e ci facevano il bagno nel catino, con le paperelle ed il borotalco. Certo, se non l'hai vissuto non puoi capirlo e mi dispiace se è così per te, se quella corrente di energia che ci legava è per te sconosciuta.
Qualcosa finalmente avevamo trovato, ed era una cosa nuova, almeno per noi occidentali del XX° secolo. Esisteva, quindi, un'energia, che non era descritta dal vecchio sistema di interpretazione della realtà che volevamo cambiare. La scienza non ne registrava l'esistenza e quindi non esisteva, ma noi la sperimentavamo nei concerti, con i numerosi amici, nei raduni, si creava e si sentiva vibrare nell'aria ed in noi, con una intensità mai riscontrata prima.
L'energia scorreva ed aveva i colori chiari e brillanti della positività.

Folgorazione che ci radunò più volte.

Pellegrinaggi di persone che si cercavano, officianti del grande rito liberatorio, esaltazione della vita e della libertà interiore, mai promiscuità, ma grande rispetto, grande dignità... (chi c'era lo sa).

Avevamo scoperto qualcosa che somigliava ai riti tribali dell'uomo primitivo o alle sfrenate feste pagane dedicate a Pan, ma era qualcosa che testimoniava di una misteriosa forza che era in noi, la quale ci faceva intravvedere oltre la cortina, oltre il muro della vecchia descrizione della realtà.

Era una fenditura nel vecchio monolite razionalistico,

luce filtrava attraverso...

ci inondava di qualcosa di molto simile alla realtà dello spirito,

alla realtà della coscienza

o a Dio stesso,

sorgente di ogni manifestazione positiva.

 

Ecco come molti di noi percepivano e ancora percepiscono la fine della vecchia civiltà in favore della nuova, solo un canto, come è quello che segue, può descrivere questo avvenimento epocale. Ognuno può cantare con la musica che preferisce:

Babilon falsa vita
Babilon falsa pace
Babilon quanta gente uccidi tu
Babilon vecchia civiltà

il popolo è stanco Babilon
vedo una città che scende giù
spezzerà il bastone Babilon
Regno contro Regno Babilon

 

già sento suonare Babilon
vedo una città che scende giù
dopo il buio non ci sarai più
vedo una città che scende giù

una madre ama chi odii tu
spezzerà il bastone Babilon
vedo gente che si corre incontro
gente unita da un unico canto

Maranathà...Maranathà

Vedo una città che scende giù
gli uomini vedranno meraviglie
regnerà l'amore Babilon
vedo gente che si corre incontro

gente unita da un unico canto

Maranatha...Maranatha...

Babilon l'uomo vincerà
vedo una città che scende giù
Maranathà...Maranathà...

Mario B.


La libertà: essere imprevedibili

"Ora devo insegnarti l'ultima parte, quella di gran lunga la più difficile. Forse passeranno degli anni prima che tu possa dire di capirla e di essere un cacciatore". Don Juan fece una pausa come per darmi tempo. Si tolse il cappello e imitò i caratteristici movimenti dei roditori che avevamo osservato. Mi sembrava molto buffo. La sua testa rotonda lo faceva assomigliare a uno di quegli animali. "Essere un cacciatore non significa soltanto prendere in trappola la selvaggina", riprese. "Un cacciatore che vale il pane che mangia non prende selvaggina perchè mette trappole o perchè conosce le abitudini della sua preda, ma perchè lui stesso non ha abitudini. E' questo il suo vantaggio. Non è come tutti gli animali cui dà la caccia, fissato da pesanti abitudini e guizzi prevedibili; è libero, fluido, imprevedibile".
Quello che don Juan diceva mi sembrava un'idealizzazione arbitraria e irrazionale. Non potevo immaginarmi una vita senza abitudini regolari. Volevo essere molto onesto con lui e non limitarmi a dire se ero d'accordo o no. Sentivo che la sua concezione era impossibile da mettere in pratica per me e per chiunque altro.
<"Non mi importa quello che senti", disse don Juan. "Per essere un cacciatore devi infrangere le abitudini regolari della tua vita. Sei andato bene nella caccia. Hai imparato in fretta e ora puoi vedere che sei come la tua preda, facile da prevedere". Gli chiesi di essere specifico e darmi esempi concreti. "Sto parlando della caccia", rispose con calma. "Perciò mi occupo di quello che fanno gli animali; i luoghi in cui mangiano; dove, come e quando dormono; dove fanno il nido; come vanno in giro. Queste sono le abitudini che ti mostro affinché tu possa rendertene conto nel tuo stesso essere". "Hai osservato le abitudini degli animali del deserto. Mangiano o bevono in certi luoghi, fanno il nido in posti specifici; in effetti tutto ciò che fanno può essere previsto e ricostruito da un buon cacciatore". "Come ti ho detto prima, ai miei occhi ti comporti come la tua preda. Una volta nella mia vita qualcuno mi ha fatto osservare la stessa cosa, perciò non sei l'unico. Tutti noi ci comportiamo come la preda cui diamo la caccia. Questo, naturalmente, fa anche noi la preda di qualcosa o qualcun'altro. Ora, la preoccupazione di un cacciatore, che sappia tutto ciò, è smettere di essere lui stesso una preda. Capisci quello che voglio dire?".

 

 

 

 

 

 

 


Espressi nuovamente l'opinione che la sua proposizione era insostenibile. "Ci vuole tempo", disse don Juan. "Potresti incominciare a non mangiare tutti i giorni alle dodici in punto". Mi guardò sorridendo con benevolenza. La sua espressione era molto buffa e mi fece ridere. "Ci sono però degli animali impossibili da seguire", riprese. "Ci sono certi tipi di cervi, per esempio, che un cacciatore fortunato potrebbe incontrare, per pura fortuna, una sola volta nella vita".Don Juan fece una pausa molto drammatica e mi guardò con occhi drammatici. Sembrava che aspettasse una mia domanda, ma io non avevo nulla da chiedere. "Cosa pensi li renda così difficili da trovare e così unici?, chiese. Mi strinsi nelle spalle perchè non sapevo cosa rispondere. "Non hanno abitudini", disse don Juan con tono di rivelazione. "E' questo che li rende magici". "Un cervo deve dormire la notte", dissi. "Questa non è forse un'abitudine?". "Certamente, se il cervo dorme ogni notte a un'ora specifica e in un solo specifico luogo. Ma quegli esseri magici non si comportano così. Anzi, un giorno te ne potrai sincerare da te stesso. Forse il tuo destino ti farà cacciare uno di quegli animali per il resto della tua vita". "Che intendete dire?". "A te piace cacciare; forse un giorno, in qualche parte del mondo, il tuo sentiero si incontrerà con quello di un essere magico e tu potrai inseguirlo". " Un essere magico è una visione da contemplare. Io sono stato tanto fortunato da incrociare il cammino di uno di questi esseri. Il nostro incontro è avvenuto dopo che avevo appreso e messo in pratica molte conoscenze di caccia. Un giorno ero in una foresta fitta di alberi nel Messico centrale, quando a un tratto udii un lieve sibilo. Quel suono mi era sconosciuto, in tutti i miei anni di vagabondaggi in zone selvagge non avevo mai udito un suono simile. Non riuscii a individuarne la provenienza sul terreno; sembrava venire da luoghi differenti. Pensai che forse ero circondato da un'orda di animali sconosciuti". "Sentii ancora una volta quel sibilo assillante; sembrava venire da tutto intorno. Allora capii la mia fortuna. Seppi che era un essere magico, un cervo. Sapevo anche che un cervo magico conosce le abitudini degli uomini comuni e quelle dei cacciatori. "E' molto facile immaginare cosa farebbe un uomo comune in una situazione simile. Innanzi tutto la sua paura lo trasformerebbe immediatamente in una preda Una volta divenuto una preda gli restano due tipi di azione: o scappa o si prepara a difendersi. Se non è armato in genere fugge all'aperto e corre per salvarsi la vita.

 

 

 

 

 

 

 

 


Se è armato appronta l'arma e quindi si prepara a resistere immobilizzandosi sul posto o lasciandosi cadere al suolo". "Un cacciatore, d'altra parte, quando va a caccia nei luoghi selvaggi non si addentra mai in nessun posto senza immaginarsi in anticipo i possibili ripari, perciò si metterebbe immediatamente al coperto. Potrebbe lasciar cadere a terra il poncho oppure appenderlo a un ramo come esca e poi nascondersi ed aspettare la prossima mossa della selvaggina". "Perciò, in presenza del cervo magico, non mi sono comportato in nessuno dei due modi. Mi sono messo rapidamente a testa in giù e piedi in su e ho cominciato a gemere piano; mi uscivano veramente le lacrime e singhiozzai così a lungo che stavo quasi per svenire. Improvvisamente percepii un lieve soffio; qualcosa mi annusava i capelli dietro l'orecchio destro. Cercai di voltare la testa per vedere cosa fosse e mi capovolsi tirandomi su a sedere in tempo per vedere una creatura risplendente che mi fissava. Il cervo mi fissava e io gli dissi che non gli avrei fatto del male. E il cervo mi parlò"
. Don Juan si interruppe e mi guardò. Sorrisi involontariamente. L'idea di parlare a un cervo era quanto mai incredibile, a dir poco. "Mi ha parlato", disse don Juan con un ghigno. "Il cervo ha parlato?". "Sì". Don Juan si alzò in piedi e raccolse il suo fascio di arnesi da caccia. "Ha parlato davvero?", chiesi in tono perplesso. Don Juan scoppiò a ridere. "Che cosa ha detto?", chiesi un po' per scherzo. Pensavo che mi stesse prendendo in giro. Don Juan rimase un momento silenzioso, come se cercasse di ricordare, poi i suoi occhi si accesero mentre ripeteva quello che aveva detto il cervo. "Il cervo magico disse: "Ehi amico", continuò. "Io gli risposi: 'Ehi'. Poi mi chiese, 'Perchè piangi?' e io risposi, 'Perchè sono triste'. Allora la magica creatura mi si accostò all'orecchio e mi disse così chiaramente come ti parlo ora: "Non essere triste". Don Juan mi fissava negli occhi. Sul suo volto c'era un lampo di vera malizia. Scoppiò a ridere fragorosamente. Gli dissi che il suo dialogo col cervo era stato una stupidaggine. "Cosa ti aspettavi?", mi chiese sempre ridendo. "Sono un indiano". Il suo senso dell'umorismo era così stravagante che non potevo fare a meno di ridere con lui. "Tu non credi che un cervo magico parli, non è vero?". "Mi spiace ma proprio non posso credere che cose del genere accadano", risposi. "Non ti biasimo", mi disse in tono rassicurante. "E' una delle cose più maledettamente strane".

da: "Viaggio a Ixtlan" , Carlos Castaneda

 

 


E prede molti di noi lo furono,

ingannati e distrutti proprio da quello che volevano combattere.
L'eroina, con la sua sinistra falce, fece molte vittime. Inventata e, agli inizi, anche prodotta, proprio da una di quelle multinazionali che, negli anni della contestazione, si mettevano sotto accusa. Gli effetti che ebbe, ancora li vediamo, nei vicoli oscuri delle città o nelle stazioni del treno. Mendicanti, come fantasmi senza vita, derubati della vita, spaventapasseri dell'orrore di una vita senza speranza.

Olocausto!

chi furono i miserabili mercanti?
ventri obesi e mani sudate,
contate i soldi,
ma basteranno alla Giustizia Divina?

I più sensibili, i più dolci,
gli inermi della mia generazione sono caduti...

i più fieri furono uccisi...
i più vivi della mia generazione sono caduti...
nessuno li ha avvertiti del tradimento.

Un paese come la Cina, che per secoli convivette con l'uso dell'oppio, non ebbe così tante vittime. I nostri giovani si trovarono un assassino ben più temibile, una molecola ben più potente dell'oppio da cui è ricavata. Hanno contato le vittime di tutti gli olocausti, ma di questo manca la cifra.

Non ci restava che una scelta per liberarci di questi orribili tranelli:

cercare la verità vera!

La stretta via verso la verità aveva molti bivi e deviazioni, tanto che molti si persero, molti si separarono, molti rinunciarono o dimenticarono. Alcuni continuarono la strada, per molti tratti dura e solitaria, cercando sempre di non rinnegare il passato ed affrontando la macina del presente, accettato come forza purificatrice. Con un sogno e una speranza nuova per il mondo.
La verità doveva per forza essere bellissima, e splendente, e buona. Doveva anche renderci liberi. Ed ecco Gesù:

"la verità vi renderà liberi"

"il regno di Dio è dentro di voi"

(è lì che dobbiamo cercare!!!)



 

Il cercatore di verità

Padre scusate questo vostro figlio
ma quando v'incontrai volli capire
che cosa fossi qui venuto a fare.
E cominciai a vedere che qualcosa
avrei certo trovato oltre il sol dire.


Ma c'eran certe luci appariscenti
che mi portaron via la gioventù
eran passioni e giochi deficienti
che confondevan l'uomo col bambino.
Aprendo gli occhi mi trovai paura
quando davanti a me vidi quel monte
con tanti tipi di vegetazione.

Padre scusate, ma io volli osare
di giungere là sopra senza niente
fidando di poter lassù pranzare
vedendo il vecchio mondo tramontare.

Salendo vidi che il mio camminare
in senso opposto andava a tanta gente
mi destreggiavo per non farmi urtare
spesso accecato anch'io seguivo il corso
ma dopo poco uscivo a risalire.

Quanta violenza videro i miei occhi
inermi spettatori del duello
inermi spettatori per vedere
in tutto il gioco quale parte fare
oscilla la bilancia odio e amore
il fulcro sta a giudizio e spettatore



SA CHE L'AMORE VERO È UN'ALTRA COSA
SA CHE L'AMORE VERO È SPODESTATO
SA CHE L'AMORE VERO È UN'ALTRA COSA
SA CHE L'AMORE VERO È SIMULATO
CHIEDO COSA VUOL DIRE ESSERE UMANI
VUOL DIRE UCCIDERE PERCHE' NON SI È CRISTIANI


Urlaste voi quel giorno sopra il monte:
fermate il mondo UN'ORA per pensare
un'ora di silenzio per capire
fin dove siamo giunti per non saper amare.
Nel gioco tra assassino e assassinato
non e' il vero assassino che si vede ma.......!
Dietro alle quinte guida il suo potere
schiavo della perfidia che l'acceca
perchè allo specchio non si vuol guardare
del suo potere invecchia e infine muore.
Odia la vita vera, che è più forte
ma il potere iniquo si ritorce
fa un lungo giro e poi ritorna in sé.
Ma ormai si sa che nulla accade a caso
il vento soffia e il fuoco brucerà.
Vapori d'ingordigia e presunzioni
la pioggia cade e il fuoco spegnerà.


Urlaste voi quel giorno sopra il monte
e venne il giorno in cui mi venne messa
la testa sotto l'acqua e lì tenuta,
finchè m'accorsi anch'io di respirare
dovetti bere e lì imparai ad amare.
E lì capii di non essere mai solo
che non si può essere mai soli
davanti a Dio che ti schiaffeggia ed ama
che t'accarezza e solo lui dispone
la vita intera, la vita d'ogni seme.
Dio ama sempre e sempre fa capire
che in fondo al viaggio vincerà l'amore.

Urlaste voi quel giorno sopra il monte
ma io dovetti andare per vedere.
Cammin facendo c'eran dei falsi profeti
che di quel monte conoscevan tutto,
col loro vino mi vollero inebriare
ed ogni volta presi la mia sbronza
son uomini, mi posso anche fidare......!
fan vita seria.....c'è molto da imparare.
Han tanto gregge, lo vogliono allevare.....!
l'allevano per poi farlo sgozzare.
Poveri stolti agnelli, tanto ignari
da offrirsi in sacrificio a quei pastori
che non san cosa sia il soffio di Dio,
così si va per legge di natura,
il tempo verrà della mietitura.


Urlaste voi quel giorno sopra il monte
ma io dovetti andare per vedere:
la strada serpeggiava intorno al monte
e più salivo e più ero da solo
per star laggiù dovevo esser ruffiano
tener le pinze per mostrar sorriso:
m'ero sbagliato, non era il Paradiso.

Padre, scusate, ma passioni e vino
m'han trattenuto irrispettosamente
al punto tale che restai confuso.
Per ritornare a Voi seguo il ruscello
che sgorga dalla fonte del Santuario.
E quel ruscello mi portò in giro
per non farmi cadere prigionero
del gregge e, tantomeno, di passioni
che non san cosa sia il soffio di Dio


è tempo quasi ormai di mietitura
il Gran Teatro volge alla chiusura,
il fiume spazzerà impetuoso il fondo
ritornerà il ruscello a primavera
ritorna gorgogliando l'acqua chiara...

Mario B.

testi di Riccardo, poesie di Mario,
un brano tratto da "Viaggio a Ixtlan" di Carlos Castaneda.


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