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I sacrifici umani

 


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Pugnale in pietra, con manico a mosaico raffigurante un' aquila, riservato ai sacrifici umani per il dio del Sole, Huitzilopochtli. Come raffigurato nel "Codice Fiorentino" (a destra), il cuore veniva estratto ancora pulsante e innalzato verso il sole...


Essenzialmente il sacrificio umano si fondava sull’idea di sacrificio cosmico; essi credevano che questa pratica fosse in grado di sanare squilibri fra le forze cosmiche e di consolidare dei poteri cosmici, grazie all’energia che si liberava nell’aria durante l’esecuzione.

Sacrificio sul Tempio del Sole a Tenochtitlan
La vista dei centoquattordici gradini coperti di sangue umano del teocalli (in azteco, "casa di dio"), uno dei due santuari del Tempio Mayor di Mexico, riempì di orrore gli spagnoli al seguito di Cortès.


Eduardo Galeano: i sacrifici umani esistevano anche in Europa

(...) Montezuma ha vinto a Teuctepec. Nei templi ardono i fuochi. Risuonano i tamburi. L'uno dopo l'altro, i prigionieri salgono i gradini verso la rotonda pietra del sacrificio. Il sacerdote conficca loro in petto il pugnale di ossidiana, solleva il cuore nel pugno e lo mostra al sole che spunta dai vulcani azzurri. A quale dio si offre il sangue? Il sole lo pretende, per nascere ogni giorno e viaggiare da un orizzonte all'altro. Ma le pompose cerimonie della morte servono anche un altro dio, che non compare nei codici né nelle canzoni. Se quel dio non regnasse sul mondo, non ci sarebbero schiavi né padroni, né sudditi, né colonie. I mercanti aztechi non potrebbero strappare ai popoli sottomessi un diamante in cambio di un fagiolo, né uno smeraldo per un chicco di mais, né oro per lusinghe, né cacao per sassi. I portatori non attraverserebbero l'immensità dell'impero in lunghe file, recando sulle spalle tonnellate di tributi. La gente del popolo oserebbe vestire tuniche di cotone e berrebbe cioccolata e avrebbe l'audacia di ostentare piume proibite di quetzal e bracciali d'oro e magnolie e orchidee riservate ai nobili. Cadrebbero allora le maschere che nascondono i volti dei capi guerrieri, il becco d'aquila, le fauci di tigre, i pennacchi di piume che ondeggiano e brillano al vento. Sono macchiate di sangue le scalinate del tempio maggiore e i teschi si accumulano nel centro della piazza. Non solo perché si muova il sole, no: anche perché quel dio segreto decida al posto degli uomini. In omaggio allo stesso dio, sulla sponda opposta del mare gli inquisitori friggono gli eretici sui roghi o li tormentano nelle camere di tortura. E' il Dio della Paura. il Dio della Paura, che ha denti di topo e ali di avvoltoio (...).

(da: Eduardo Galeano - Memoria del fuoco - 1989 RCS Sansoni Editore)

 


 

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