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José Benítez Sánchez
(artista e sciamano huichole)

di Juan Negrín


José Benitez con due nipotine che reggono due nierikas
foto (destra e sinistra): tratte dall'articolo di Niccolò D'Aquino, "Il sacro rito del peyote", sull' inserto del Corriere della Sera "Io donna", del 25 sett. 1999.

pagina iniziale dell'articolo

Il più fecondo e inventivo degli artisti Huicholes è José Benítez Sánchez, "Yucauye Cucame" (il Viandante silenzioso), il gran maestro dell'arte Wixárica, riconosciuto come tale fin dal 1971 da dozzine di apprendisti artigiani da lui formati e da tanti che cercano di copiare la sua opera.(...)

"senza mangiare e senza dormire e senza cose materiali e senza sapere dove vanno, poveri e innocenti, però ricchi della loro anima e della loro vita"(José Benitez S., riferendosi al pellegrinaggio degli huicholes a Wirikuta) (...)

"rimarrà qui ( nelle tavole) la nostra memoria" (José Benitez S.) (...)

In conseguenza delle sue fluide fonti di ispirazione nel subcosciente, lo stile di José Benítez è di una spontaneità sfrenata.

tutto l'articolo:

José Benítez Sánchez
artista huichol (Messico)

Di Juan Negrín,
dal catalogo edito a cura della Secretaria de Educacion Publica:
Nierika- Espejo entre dos mundos - Arte contemporaneo huichol
Museo de Arte Moderno, Bosque de Chapultepec, Mexico, D.F. julio - septiembre 1986
Traduzione di Luigi Picinni Leopardi


particolare tratto da "La Nascita del Mondo"

Il più fecondo e inventivo degli artisti Huicholes è José Benítez Sánchez "Yucauye Cucame" (il Viandante silenzioso), il gran maestro dell'arte Wixárica, riconosciuto come tale fin dal 1971 da dozzine di apprendisti artigiani da lui formati e da altrettanti i quali cercano di copiare la sua opera.
Quando sono giunti Grandi Sciamani delle zone più tradizionali della Sierra, li ho visti meditare sulle sue opere, lasciandosi ammaliare dalle visioni di Benítez, riconoscendo una lucidità ineguagliata, interpretando le opere alla loro maniera.
Le opere di Benitez si sono fatte sempre più complete e sofisticate, senza perdere la forza e la chiarezza che distingue le sue prime opere importanti (…) ogni quadro è un vero libro in immagini. Nessuna figura, nessun simbolo sono superflui, nella prospettiva visuale e dal punto di vista tematico. Tutto si compone in un corpo organizzato di motivi e idee coerenti, nonostante la loro molteplicità. Interpretate come un codice o come arte astratta sono comunque una prova di abilità.
José Benítez è nato nel 1938 in una località chiamata San Pablito in Nayarit. La sua tradizione religiosa e le sue relazioni famigliari lo vincolano alla comunità di Huautua. Cresciuto dal suo patrigno e da un nonno, ambedue Sciamani, fu iniziato all'età di 8 anni perché seguisse il cammino riservato agli specialisti religiosi.
I vivaci sogni ricordati e la sua capacità di concentrazione erano doni che segnalavano come sua la carriera sciamanica. Ciò nonostante, la sua inclinazione all'avventura, gli fece interrompere gli studi e si trasferì sulla costa del Nayarit, per lavorare tra i meticci.
Quando lo conobbi nel 1971, lavorava nel Centro di Coordinamento per lo Sviluppo della Regione HUICOT (ovvero la regione Huichol, Cora e Tepehuana), collaborando a molti lavori dove era necessario un'interprete bilingue, nelle dispute di confine con le proprietà dei meticci così come in promozioni educative, di vaccinazione, ecc..
Allo stesso tempo fungeva da compratore di artigianato per il Centro Indigenista, classificandolo e selezionandolo, oltre a dedicarsi alla sua propria produzione.
In seguito ad un pellegrinaggio che facemmo insieme a Teacata, al principio del 1972, si dedicò esclusivamente a sviluppare il suo talento artistico ed a riannodare i suoi legami con la propria tradizione religiosa.
I suoi voti lo perseguitavano nelle notti piene di sogni agitati, dai quali si risvegliava con ricordi di immagini ossessive, fino a che le esteriorizzava nei suoi quadri.
In uno di questi quadri illustrò gli elementi di vari incubi che ebbe durante un viaggio negli Stati Uniti. Gli apparvero i suoi defunti genitori, i quali gli annunciarono che non gli restavano più di 4 anni di vita; mentre in un altro sogno gli Dei reclamavano il suo ritorno alle tradizioni. Nello stesso quadro, Benítez compose le figure di 2 coppe votive, per simbolizzare la promessa di completare i pellegrinaggi al Mare ed a Wiricuta, il posto del peyote, dove lo aspettavano gli Antenati Divini e gli spiriti dei suoi genitori. Vale menzionare che in un anno aveva ottemperato alle sue promesse ed aveva partecipato a tutte le fasi del culto relativo alla coltivazione del Sacro Mais.
Vi è qui un altro elemento base della sua ispirazione: la partecipazione totale con la quale persegue i suoi obiettivi, in questo caso di rinnovamento spirituale. La sua partecipazione intensa nei pellegrinaggi e nelle danze, che gli provocano visioni, risultanti dalle privazioni fisiche imposte dal rituale "senza mangiare e senza dormire e senza cose materiali e senza sapere dove vanno, poveri e innocenti, però ricchi della loro anima e della loro vita" così spiega l'artista. Avvinto dalla contemplazione degli Dei, José Benítez compose una canzone al violino huichol, nella quale dice a Tamatsi Cauyumarie (lo spirito del Cervo): "al Mio Fratello Maggiore nei disegni dei suoi braccialetti, nei segni tracciati sul volto, non terminino mai le sue parole e i suoi simboli, i suoi disegni, il suo pensiero".
Inoltre, essendo cosciente che questi disegni degli Dei sono riflessi nei suoi quadri, l'artista aggiunge: "rimarrà qui ( nelle tavole) la nostra memoria". Ciò vale a dire, che i quadri di José Benítez sono impressioni visive che percepì in compagnia del Venadito (il cerbiatto azzurro), sua guida spirituale, e che dopo rimasero registrate nei simboli e nelle immagini composte di filo. In conseguenza delle sue fluide fonti di ispirazione nel subcosciente, lo stile di José Benítez è di una spontaneità sfrenata.

Juan Negrín

Dal libro "ARTE HUICHOL" Arte de Mexico, N. 75, anno 2005

José Benitez Sánchez nacque nel 1938, in un ranch chiamato San Pablito, nella sierra huichol di Nayarit. Intraprese la via per diventare sciamano da giovanissimo, in conseguenza della cattura di un cervo col lazo. Ricevette quindi il nome di Yukaye Kukame, "il viandante silenzioso". Il suo apprendistato però si interruppe anzitempo: all'età di quattordici partì per il mondo straniero della costa pacifica. Ristabilì i suoi legami religiosi dopo un viaggio, patrocinato dal professor Miguel Palafox Vargas, al deserto sacro di oriente. Nel 1971 fummo a Te'akata, il centro cerimoniale ubicato nella sierra, dove fu iniziato in gioventù. Dopo partecipammo ad una decina di viaggi nei siti sacri. Comprai vari suoi quadri di filo dal 70' fino ai primi anni 80'. Nel 2000, Benítez mi informò che era riuscito ad essere un mara'akame, o sciamano. Aiutò quindi la nascita del centro ceremoniale di Zitak+a, nei dintorni di Tepic. Tre anni dopo ricevette il Premio Nazionale per le Scienze e le Arti ed attualmente è da considerare come uno degli artisti più creativi del Messico.
Juan Negrín

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